Repo Men (2010)

L’inizio è promettente e, per quanto abbondantemente debitore a Blade Runner, anche affascinante dal punto di vista visivo. Jude LawForest Whitaker sono una bella coppia di attori, i Repo Men a caccia di organi di proprietà della solita evil corporation tipo la cara vecchia Umbrella di Resident Evil. Ma i temi del traffico d’organi e della tecnologia medica a scopo di lucro avrebbero potuto essere affrontati in ben altro modo, mentre qui vengono appena sfiorati, subito prima che la sceneggiatura ricada noiosamente sui binari della più fastidiosa prevedibilità. Insomma, la moglie che lo lascia e lui che  passa da cacciatore a cacciato, onestamente, avresti potuto dirlo dopo i primi 3 minuti, e non serve a nulla sperare che si siano inventati qualcosa per evitare questa boccata di banalità, perchè non è così. Miguel Sapochnik (l’unico regista di cui wikipedia non parla!) ci mette del suo dirigendo il film di mestiere, ma ancora una volta senza nessun guizzo. Alla fine non hanno potuto che spingere l’acceleratore sul gore, alla ricerca della scena davvero schifosa con cui farci fare Ooohhh! Ma questo non può certo bastare. Peccato, perchè certi momenti, soprattutto dopo l’ingresso in scena di Alice Braga, sono intensi e quasi commoventi. Ma ancora una volta, nemmeno questo filone è stato sfruttato. L’ennesima occasione mancata – costato 32, incassati 17 milioni di dolla – con quel sapore di dejà vù che se da un lato potrebbe farti dire che non è nemmeno così male, dall’altro non può che farti sbadigliare.

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