Star Trek (1966)

Chissà cosa pensarono i dirigenti della Paramount quando nel 1966 Gene Roddenberry gli fece vedere The Cage, il primo episodio di Star Trek, chissà se si resero conto di avere davanti una cosa che oggi significa sei serie TV e dieci film. Space: the final frontier. These are the voyages of the starship Enterprise. Its five-year mission: to explore strange new worlds, to seek out new life and new civilizations, to boldly go where no man has gone before. Così iniziava il pilot avrebbe cambiato – nel bene e nel male – il mondo della fantascienza, della televisione, dell’approccio alla produzione di serie TV. Star Trek ha diviso il mondo, da alcuni adorato, da altri per troppo tempo relegato tra le cose da sfigati, quantomeno finchè il signor JJ Abrams, che tutto è meno che sfigato, non ci ha messo le mani nel 2009. Qui voglio parlare della Serie Originale, quella con Kirk, Spock e McCoy, i loro piagiamoni colorati, i fondali delle scenografie di cartone e gli effetti speciali decisamente poco speciali. Malgrado questa apparente – oggi – povertà di mezzi, a metà degli anni ’60 Star Trek rappresentò una pietra miliare per qualità produttiva, effetti speciali e approccio adulto ad una serie TV, prodotto fino a quel momento considerato fondamentalmente ad uso e consumo di teenagers e kids. Personalmente ho sempre considerato la Serie Originale quasi più vicina al teatro che al cinema, e in quest’ottica le scenografie cartonate, i cieli dipinti e tutto il resto hanno quasi un che di poetico. E forse proprio qui sta l’unicità di questa serie, capace di coniugare divertimento, chimica tra i personaggi, storie ben scritte – tutti i più grandi scrittori di fantascienza erano nel team di sceneggiatori di Star Trek – con la capacità di affrontare, con la scusa che tanto siamo nel futuro, temi scottanti del presente di metà anni ’60, come guerra fredda, integrazione razziale, corsa agli armamenti, per citarne giusto un paio. Certo, chi lo dovesse vedere oggi per la prima volta troverebbe Star Trek decisamente cheesy oltre ogni ragionevole giustificazione temporale. Ma alla fine anche qui sta il suo bello, nella sua disarmante semplicità, nell’imperfezione, nella capacità di spostare il baricentro dall’impresentabile divisa/pigiama all’interazione tra i personaggi e alla profondità narrativa. Sono decine gli elementi di Star Trek ripresi o citati in seguito da film, libri e videogame, per non parlare delle tecnologie che si sono in qualche modo avverate, o della capacità di farci sognare come sarebbe il mondo se esistessero il teletrasporto o la velocità warp. Insomma, sfigata o no, piaccia o meno – per la serie bene o male basta che se ne parli – Star Trek ha lasciato un segno indelebile non solo nel mondo dello spettacolo, ma anche il quello della cultura pop del mondo occidentale.

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