Sacco e Vanzetti (1971)

Un film documento, che Giuliano Montaldo gira con piglio asciutto, a tratti anche troppo, e che infatti decolla solo nella seconda parte, dopo un avvio stentato e confusionario, in cui devi proprio aver voglia di vederlo per resistere. Forse un po’ debole la sceneggiatura, o forse un montaggio non proprio indovinato, ma per fortuna il tempo scorre e scollini. E quella seconda metà, il racconto del processo, delle magagne, delle manifestazioni di piazza, vale tutto il film. Quando Gian Maria Volontè (Vanzetti) e Riccardo Cucciolla (Sacco) salgono in cattedra, finalmente protagonisti, il film svolta e ti colpisce alla bocca dello stomaco come un pugno. Al di là del valore cinematografico, quest’opera ha un valore storico assoluto, e denuncia un malcostume culturale che dal 1920 ad oggi sembra davvero essere cambiato molto poco, nella ricerca di una condanna politica – per un reato mai commesso – atta ad educare chi si ribella all’establishment (hai presente wikileaks?). Assolutamente da urlo l’arringa di autodifesa di Volontè, subito prima della condanna. E subito dopo, in modo diametralmente opposto, altrettanto memorabile il ‘no’ di Sacco (guardate il film e capirete). Insomma, un film da vedere, e su cui riflettere, cullati dalla musica del solito, enorme Ennio Morricone.

Bart Vanzetti: Sono così convinto di essere nel giusto, che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, ed io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le cose che ho fatto.

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