The Killing (1956)

Un certo signor Kubrick ha scritto e diretto questa cosa cinquant’anni fa, quando i film erano diversi e le sceneggiature pure. The Killing (Rapina a Mano Armata per noi) è un film in cui ci già sono molte delle cose che verranno, a riprova – ma non ce n’era bisogno – di quanto Stanley fosse avanti. Giusto per dirne una, tutta la fase di avvicinamento alla rapina raccontata più di una volta – ma ogni volta diversamente – attraverso le storie dei vari componenti della banda (i sapientoni del cinema la definirebbero struttura diegetica non lineare, ma qui siamo su Directed By e parliamo come mangiamo). In questo film c’è già molto – seppur allo stato embrionale –  di come poi qualcuno (chessò, Tarantino in Reservoir Dogs e Pulp Fiction?) userà a dismisura la narrazione via flash-back o i salti temporali o gli stessi cinque minuti ripetuti attraverso gli occhi dei diversi protagonisti. The Killing è un capolavoro, invecchiato benissimo, o forse nemmeno invecchiato, in ogni caso super-cool. Da stravedere.

Maurice: You have my sympathies, then. You have not yet learned that in this life you have to be like everyone else – the perfect mediocrity; no better, no worse. Individuality’s a monster and it must be strangled in it’s cradle to make our friends feel confident. You know, I’ve often thought that the gangster and the artist are the same in the eyes of the masses. They are admired and hero-worshipped, but there is always present underlying wish to see them destroyed at the peak of their glory.

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