Amici Miei (1975)

La foto dell’Italia che comincia a sfaldarsi, che il grande Mario Monicelli scatta a cavallo degli anni ’70 ereditando un progetto di Pietro Germi, prendendo a pretesto la storia di un gruppo di amici inseparabili e bisognosi di evadere da una vita che – come la società – è sempre più grigia, incerta, insapore. Un film girato quasi completamente sotto un cielo plumbeo, dove il sole è simbolicamente optional, a sottolineare uno stato d’animo. Sotto ogni battuta, ogni risata, ogni supercazzola brematurata, c’è un fondo di sconfinata amarezza, di sconfortante caduta verticale di valori e ideali che salvano solo l’irrinunciabile amicizia virile che lega i protagonisti. Un enorme Ugo Tognazzi ci regala il conte Mascetti, vero perno del film, vero rappresentante dello sfaldamento che Monicelli vuole raccontare. Lui e la sua nobiltà decaduta, la moglie e la figlia dimenticate su qualche montagna al gelo, mentre lui impazzisce di gelosia per la lesbica ventenne. E poi tutti gli altri personaggi in gara per la perfezione: il Necchi, il Perozzi, il Melandri, il Sassaroli. Come se fosse antani, la già citata supercazzola si affianca alla zingarata, ed è subito mito. Si ride tanto, ma si ride dolce-amaro. Perchè in fondo ognuno dei personaggi rappresentati dai perfetti Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete e Adolfo Celi non sono altro che lo specchio in cui ognuno di noi vede al tempo stesso la propria voglia di conformismo ed evasione, famiglia e zingarata, maturità e fanciullezza. Mito per definizione, in questo film non si contano le scene magistrali e irripetibili, ma voglio citare la stazione, la distruzione del paese e il colpo di genio del Necchi quando la fa nel vasino. Amici Miei è un film eterno, perfetto anche nei suoi eccessi, anche in quella seconda parte forse un po’ tirata in lungo, in cui la sceneggiatura scricchiola un filo. Un film che potrebbe essere contemporaneo perchè, se ci pensiamo, quelli che allora (forse) erano eccessi, oggi sono (quasi) la normalità.

Il Perozzi: Ho già sulle spalle un bel fardello di cose passate. E quelle future? Che sia per questo, per non sentire il peso di tutto questo che continuo a non prender nulla sul serio?

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