Arsène Lupin (2004)

Peccato per la grandeur, che si traduce in un certo eccesso di zelo. La troppa voglia di strafare ha portato Jean-Paul Salomé a concentrare nei 131 minuti di questo film idee e materiale sufficienti perfino per la solita trilogia. Al di là di questo, la cosa funziona, e il fatto che questo Arsene Lupin – basato sul romanzo di Maurice Leblanc La contessa di Cagliostro – sia made in EU non può che inorgoglire. Trattandosi di produzione a trazione Francese, poi, siamo dalle parti del miracolo. Il ladro gentiluomo è cool e ha charme tipicamente parigino. Sicuramente da vedere, chiudendo un occhio su tutto quanto sopra.

Altrimenti ci Arrabbiamo (1974)

Questo è uno di quei film che ogni volta che li vedi ti mettono di buon umore. E’ sano, pulito e, per chi ama Terence Hill e Bud Spencer, è come vedere due amici che fanno i coglioni nel video delle ultime vacanze. Come al solito volano cazzottoni e si creano miti; in questo caso – tra gli altri – la dune-buggy rigorosamente rossa con capottina gialla (!), il consigliere ex-nazi del boss (un grandissimo Donald Pleasence) ed alcune battute memorabili tra cui ce la giochiamo a birra e salsicce e quella che da il titolo al film Altrimenti? Eh, altrimenti… altrimenti ci arrabbiamo! Forse non da cinefili di razza (che poi…) ma sicuramente un filmetto da rivedere ogni tanto, come bere una birretta gelata in un pomeriggio d’estate.

The Avengers (1998)

Oddio, questo brutto film forse sarebbe pure guardabile in una sera di pioggia se hai la macchina dal meccanico e se proprio non hai di meglio da fare se fosse un film a se stante. Invece hanno voluto strafare, commettendo l’errore di ricondurlo forzatamente ad una serie TV, e non certo una serie TV qualunque. Ma aimè questo Avengers non riesce ad avere nessun punto di contatto, ad eccezione dei nomi dei personaggi, con la serie culto di fine anni ’60. I poveri Uma ThurmanRalph Fiennes, che pure ci hanno abituati a prove di livello, sono spaesati, persi in una sceneggiatura sgangherata e sommaria che non va mai da nessuna parte. Malgrado il mega-budget questo filmaccio non arriva nemmeno per un attimo vicino ai livelli di splendore dell’originale. I protagonisti di allora, Patrick Macnee (Steed) e la meravigliosa Diana Rigg (Emma Peel), dovrebbero presentare una denuncia per scempio. Non commentiamo per decenza la presenza di Sean Connery. Da dimenticare.

Amadeus (1984)

La rivalità Salieri/Mozart sembra sia esistita solo nella pièce di Peter Shaffer, ma vera o non vera la storia raccontata da questo capolavoro sa intrigare, appassionare e commuovere in modo magnifico. Uno spettacolo per gli occhi, una ricostruzione da mozzare il fiato, costumi meravigliosi, unico film – insieme a Barry Lyndon di Kubrick – girato a luce naturale. E uno spettacolo per le orecchie, ovviamente musicato con le migliori opere di Mozart. Un’opera capace di collezionare 8 Academy Awards (tra cui miglior film e miglior regista Miloš Forman) con un cattivissimo F. Murray Abraham e un incredibile Tom Hulce veramente meraviglioso nella parte di Mozart. Ma tutto il film gira come un meccanismo perfetto. Da vedere in versione director’s cut, possibilmente in bluray e con l’audio bello potente. Capolavoro.

A Serious Man (2009)

EthanJoel tornano, e tutti li a prepararsi nella poltroncina del cinema, per vedere l’ennesimo film alla Coen. Invece beccatevi questa polpetta (manco un polpettone) che non si svolge in un’america sub-urban del 1967 e parla di una specie di Fantozzi Yiddish a cui non ne va proprio dritta una. Sia chiaro, film meraviglioso, cast sconosciuto (Michael StuhlbargRichard Kind???) ma mai così perfetto, facce ed espressioni memorabili e una regia davvero deliziosa, al limite del maniacale. E anche la colonna sonora è decisamente buona. Resta comunque un film che quando pensi che stia per cominciare ti mostra invece i titoli di coda, lasciandoti con un palmo di naso a riflettere sull’inutilità e sulla pretenziosità di tutta una serie di istituzioni, quando l’unica cosa certa è quel tornado all’orizzonte.

A Single Man (2009)

Se il buongiorno si vede dal mattino credo che lo sbarco al cinema di Tom Ford sia un’ottima notizia per tutti. L’ex stilista sforna un film super glamour, ultra patinato, chicchissimo. Di ogni inquadratura si potrebbe fare una stampa e appenderla al muro. Una meraviglia per gli occhi, un trionfo della grafica, della perfetta suddivisione degli spazi, della fotografia. Colin Firth eccellente protagonista di un’epoca di perbenismo sotto cui, come è giusto, come è ovvio, covano tutte le diversità umane. Un film formalmente perfetto, che – forse proprio per questo – non si sblocca sul lato emotivo. Alla fine un supershow visivo cui si partecipa più con la testa che con il cuore. Comunque da vedere.

Agora (2009)

Andiamo con ordine: Rachel Weisz è meravigliosa, ma lo script le impone un personaggio senza alcuna sfaccettatura. La produzione è così così, un po’ polverosa, ma alla fine proprio questo forse aiuta un po’ la credibilità. La trama è lacunosa e ci sono diverse sottotrame che non aggiungono nulla. Alla fine parliamo dell’ascesa dei cristiani nell’impero romano: violenta, inarrestabile, cieca. Prima contro gli altri (pagani, ebrei) e poi – come ogni forma totalitaria che si rispetti – a proprio interno. Insomma, manca la notizia. Tutto sommato un post-peplum di cui non si sentiva il bisogno, che ha l’unico grande merito di dire come sono andate le cose senza nessun timore reverenziale.