Enough Said (2013)

043_UNHP_02148_02153_R.JPGNon so, ma a me James Gandolfini che non fa il mafioso italo-americano già mi lascia perplesso. Ammetto, è un grosso limite, ma tant’è. E poi, confesso, un po’ tutto mi lascia col giudizio sospeso in questo film. 90 minuti, come un B-movie, che però sembrano due ore abbondanti. Il film è lento, non decolla mai, e la presunta commedia degli equivoci è telefonata e non sorprende, nemmeno nel suo lato amaro. Il lato buono è la simpatia degli attori e la loro bravura – anche se la Louis-Dreyfuss la butta un po’ troppo sull’approccio emoticon con eccessi di facce e faccine, e Gandolfini sembra in perenne paresi sorriso dolce-amaro – e qualche momento ti strappa un genuino sorrisetto. Ma alla fine è tutto lì, non succede quasi nulla che non avresti potuto dire dopo i primi cinque minuti. Il voto su IMDB (attualmente 7,1) è francamente inspiegabile, personalmente gli ho dato un 6 politico di simpatia. Morale, se capita puoi anche vederlo e passi una serata tranquilla su un divano finalmente indisturbato, ma probabilmente il giorno dopo, se ti chiedono cos’hai visto ieri, devi concentrarti per ricordartelo.

Eva: Did they just turn the music louder? Albert: No, I think you just got older.

Entrapment (1999)

Filmettino carino, tutto costruito intorno alle forme di Catherine Zeta-Jones e al fascinoso gigioneggiare del grande Sean Connery – sempre decisamente carismatico. Lei, la Zeta-Jones, in questo film è quasi troppo bella per essere vera, mentre lui è già piuttosto attempato, ma tra i due si sviluppa comunque un’alchimia interessante e capace di intrattenere. La scena incriminata, quella del training con i fili di lana a simulare i raggi laser, è assurda ma anche intrigante, coreografata quasi come un balletto, studiato apposta per permettere alla Zeta di mostrarci per bene il suo culetto – decisamente in forma – e a Sean di farci i suoi faccioni, più eloquenti di qualunque commento da uomo a uomo. Per il resto siamo ovviamente dalle parti del puro e auto-cosciente divertissement, forse con dentro anche qualche residuato di anni ’80, quel po’ di leggerezza assurda e superficiale di certi film simil-action/simil-thriller che tanto sai già come andranno a finire, ma è bello vedere come avviene. La regia di Jon Amiel è di mestiere, la storia della rapina del millennio non sta nè in cielo nè in terra, ma alla fine chissenefrega. Te ne stai lì sul tuo bel divano, col sorrisino complice, aspettando che quei due lo mettano in quel posto all’FBI e a tutti gli altri. Magari non proprio da correre a vedere, nè da riscoprire, ma se lo avete lì può risolvere una serata.

Everybody’s Fine (2009)

In uno di quei film che a Hollywood chiamano Dramedy – l’unione di Drama e Comedy – Robert De Niro ci regala un personaggio meraviglioso, dolce e intenso, come solo lui sa fare. E infatti questo film sta in piedi principalmente grazie al fatto che ci sia lui a recitare nella parte di un papà che, rimasto vedovo, vuole rivedere i propri figli, ormai cresciuti e sparsi ai quattro angoli d’America. La ricerca di questo incontro, che per una serie di motivi però sembra sfuggirgli, permette a Robertone, con la complicità misurata del regista Kirk Jones, di lanciarsi in una specie di road movie della terza età, regalandoci scene di grande malinconia (la sua solitudine nelle scene iniziali e nel viaggio a New York è devastante) ma anche di grande profondità, stimolando la riflessione su certi rapporti familiari e sulle distanze siderali che a volte si percepiscono anche con chi abbiamo magari di fianco. Un bel film, magari non proprio memorabile per gli attori di contorno, decisamente troppo bidimensionali, in cui De Niro svetta con la consueta forza delle emozioni che sa trasmettere anche solo muovendo un sopracciglio.

Art Gallery Girl: He used to say that if it wasn’t for his dad he never would have become an artist. He said he would have ended up painting walls, and that dogs pee on walls…

Escape From New York (1981)

In 1988, the crime rate in the United States rises four hundred percent. The once great city of New York becomes the one maximum security prison for the entire country. A fifty-foot containment wall is erected along the New Jersey shoreline, across the Harlem River, and down along the Brooklyn shoreline. It completely surrounds Manhattan Island…

Chiamalo Snake o chiamalo Plissken, è lui quello che dovrà andare dentro a recuperare il presidente. Ecco il film con cui John Carpenter raggiunge la perfezione degli equilibri del suo concetto di cinema. Un film che definirei un B-movie di serie A. Buio, sporco, decadente e inquietante, con Kurt Russell protagonista al top della forma e personaggini del calibro di Lee Van Cleef, Donald Pleasence e Ernest Borgnine a fare da supporto. Il tutto ben impacchettato in una pellicola che è stata capace di innovare profondamente il concetto cinematografico di futuro, diventando lo stracult che, insieme a Mad Max, ha di fatto iniziato il filone della post-fantascienza – quella in cui il domani è una specie di medioevo tecnologico un po’ straccione, per capirci – per ora culminato con Terminator Salvation o The Road. Carpenter riesce a mantenere quel fondo un po’ cheesy tipico delle sue produzioni che dà al film un sapore unico, e te lo fa apprezzare anche per la sua capacità, in fondo, di non prendersi mai troppo sul serio. Un dettaglio che troppi cloni successivi hanno ignorato, compreso il patetico presunto sequel del 1991 – aimè dello stesso Carpenter – Escape From Los Angeles. Alla fine siamo davanti a un bel pezzo di storia del cinema, con buona pace della critica di rango che certe cose ha difficoltà a farsele entrare nella testolina.

You touch me… he dies. If you’re not in the air in thirty seconds… he dies. You come back in… he dies.

The Expendables (2010)

Non so chi abbia convinto Sylvester Stallone di essere un regista, ma chiunque l’abbia fatto meriterebbe una bella sculacciata. Peccato, perché l’idea di mettere insieme i mostri sacri dell’action anni ’80 in un unico film e rispolverare, con una ventata di sana auto ironia, lo spirito di allora poteva anche non essere male. Ma alla fine la presunta reunion si rivela una bufala, o al massimo una trovata pubblicitaria/specchietto per le allodole per attirare l’attenzione. Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger – i cui nomi sono gridati sul poster del film – appaiono fugacemente per cameo della durata, si e no, di un paio di minuti. Mickey Rourke (sempre piú devastato) sta in scena in tutto forse sei minuti. Il film finisce, come ovvio, per concentrarsi su Stallone (ormai davvero deforme, ma che ha combinato?) e su Jason Statham, che rimane sempre supercool ed è l’unico che alla fine tiene in piedi la baracca (ma che ormai scegliendo certi copioni si sta infilando su una china preoccupante). I due protagonisti sono accompagnati da un incolore Jet Li (certo che anche lui, ma che film si è messo a fare?) e un altro paio di muscolosi nobodies. Per il resto il film é una minchiata, che scopiazza malamente dal più trito e ritrito sottobosco action, proponendoci il solito schema con il solito gruppo di ex corpi speciali alle prese con il solito ex agente CIA gone rogue nel il solito paesino straccione – e inventato – del centroamerica, in combutta con il solito generale corrotto, la solita droga, la solita gnocca da salvare con isola/castello da-distruggere-in-cinque-contro-tutti negli ultimi 20 minuti. E, tornando alla domanda retorica iniziale su Stallone regista, il film non è nemmeno particolarmente ben girato, anzi. Insomma, che aggiungere? Un paio di buone battute, una sola idea (sprecata), tanti spari, troppa violenza e poco altro.

The Eagle Has Landed (1976)

Un altro di quei filmoni di una volta, tutto cast e seconda guerra mondiale. Michael CaineRobert Duvall sopra a tutti, per un superfilm superprodotto anni ’70, con Donald Pleasence che ci regala il miglior Himmler del cinema.

Escape From Alcatraz (1979)

Inizia con Eastwood che arriva ad Alcatraz, ma tu sai già che entro la fine del film in qualche modo lo vedrai andarsene. Detto questo, Don Siegel costruisce un jail-movie evitando (evviva!) le solite storie di sevizie tra detenuti o prevaricazioni delle guardie carcerarie, puntando invece tutto sulla costruzione e la messa in atto della fuga. E sforna l’ennesimo capolavoro della sua carriera.