Funeral In Berlin (1966)

Al picco del trend cold-war-spy-movie cominciato a inizio anni ’60 dal primo, indimenticabile film tratto da Ian Fleming (Dr.No, 1962), uno stilosissimo Michael Caine viene chiamato per la seconda volta ad interpretare Harry Palmer, unico vero anti-007 del cinema. Là dove Bond eccedeva con quel suo approccio cafonal chic fatto tutto di champagne, mignotte e lustrini, Palmer era invece un molto più credibile agente segreto British: glaciale, distaccato, letale. E questo Funerale a Berlino resta uno dei migliori film di spionaggio non solo del periodo, ma di tutti i tempi. Nato come seguito ideale di The IPCRESS File (1965), in cui per la prima volta compariva il personaggio di Harry Palmer, questo film di Guy Hamilton – che guardacaso poi girerà anche diversi 007 – spinge l’acceleratore proprio sui punti deboli del concorrente Bond, sostituendo casinò e Aston Martin con un approccio molto più realistico, crudo e diretto. La scelta non pagherà (gli spettatori saranno pochini) e il terzo e ultimo capitolo della saga Palmer (Billion Dollar Brain, 1967) virerà vergognosamente verso la spy-comedy alla ricerca di un successo che comunque non arriverà, segnando la fine del filone anti-Bond. Ma per fortuna questo Funeral rimane, come patrimonio nostro e del cinema, come una perla rara, girato in una bellissima Berlino blindata e murata, raccontando di una spia senza giocattoli nè smoking che usa la testa per uscirne vivo.

Fantozzi (1975)

– Buongiorno, mi scusi se mi permetto di disturbare signorina, parlo con lo spett.le centralino della illustre società Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica?
– Sì, dica.
– Ecco, io sarei la signora Fantozzi Pina, moglie del ragionier Fantozzi Ugo, vostro impiegato.
– Non sono ammesse telefonate private con impiegati tranne in casi di decessi di parenti di primo grado. Lei ha decessi?
– No purtroppo, ma aspetti! Perché vede, io vorrei fare umilmente osservare che non ho più notizie di mio marito da diciotto giorni.
– Diciotto?
– Sì diciotto. Finora io non ho voluto importunare, ma ora mi permetto di cominciare a stare rispettosamente in pensiero…
Comincia così, con la meravigliosa e servilissima telefonata della Pina, il primo Fantozzi. Diretto dal volpone Luciano Salce e tratto dai primi libri scritti da Paolo Villaggio, il film porta in scena le tragiche disavventure del personaggio creato da Villaggio nel 1968 e divenuto col tempo simbolo di un’intera classe di lavoratori. Del valore sociologico di Fantozzi è già stato scritto e detto tutto e il contrario di tutto, per cui parliamo di cinema. Il film, pur essendo composto da una serie di episodi forzatamente collegati tra loro, è bello sodo e ha un ritmo che i produttori degli attuali penosi cinepanettone dovrebbero essere obbligati riscoprire per legge. Alcune scene, ormai entrate nel mito, sono realmente indimenticabili e rappresentano un monumento ad un cinema semplice, quasi teatrale, in cui la sceneggiatura e i dialoghi vincono sulla fotografia e sull’inesistente effetto speciale. Personalmente, adoro e cito la partita a biliardo con il Direttor Cavalier Diego Catellani, in cui (al ventottesimo coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio)Fantozzi incrocia lo sguardo della Pina e, con un moto di orgoglio, infila una serie di colpi spettacolari (mitico il colpo partita: triplo filotto reale ritornato con pallino) andando a vincere e sbaragliando il Catellani. Alla fine, sotto la battuta facile e caciarona c’è un mondo di tristezza. Si ride parecchio, ma si ride amaro. Cult.

First Contact (1996)

Ecco lo Star Trek che non ti aspetti. Prima che JJ Abrams salisse in cattedra – molto prima – i film di Star Trek erano una forma di intrattenimento per una sorta di underworld di impallinati più o meno sfigati e nerd. Ma poi arriva il buon Jonathan Frakes, che si mette dietro alla macchina da presa e ti sforna questo action intrigante, ritmato e adatto anche a chi – unlike me and Quentin Tarantino – non è un fan della saga. I Borg sono cazzuti e seducenti, e nel ruolo di superbaddies di turno combinano un casino che solo Picard, con un viaggio nel tempo, può provare a sistemare. Alla fine sono talmente cool che forse vorresti farti assimilare anche tu e non pensare più a nulla. E poi c’è la storia del primo volo warp e del primo contatto. Insomma, un film che fotografa un momento storico dell’universo Trek, e lo fa in modo tale da piacere e conquistare potenzialmente tutti. Forse l’unico film della serie, insieme all’ultimo di JJ, talmente cool da rendere Star Trek sdoganabile anche fuori dal ghetto dei soliti nerd. Bello.

The Fly (1986)

Da sempre appassionato al tema della metamorfosi, l’ispiratissimo David Cronenberg questa volta abbandona ogni simbolismo per mostrarci la mutazione passo passo, con una vocazione assoluta allo splatter. Ma il film ha un valore che va ben oltre il gore fine a se stesso e, se lo stomaco tiene, si rivela capace di regalare momenti di assoluta poesia esistenziale che lo rendono indimenticabile (I’m an insect who dreamt he was a man and loved it. But now the dream is over, and the insect is awake). Ci troviamo in piena zona Kafka, quindi, per un capolavoro di orrore interiore ed esteriore, che riflette lucidamente sugli aspetti più oscuri della natura umana, e che non esito a definire perfetto. Da vedere, anche per i non amanti del genere.

Fargo (1996)

Ti perderesti tutta la vita nella neve e nel ghiaccio di questo film meraviglioso firmato Ethan e Joel Coen. Un film equilibrato e ironico in cui spiccano una enorme Frances McDormand, un sempre credibile William H. Macy e uno stazzonato Steve Buscemi nella parte del criminale più sgangherato della storia del cinema. Fargo è un capolavoro realizzato con modestia, e proprio per questo vale di più. Qui non ci sono effetti speciali nè colpi scena gratuiti, ma uno script a prova di bomba, una regia deliziosa e una fotografia da premio. Grandissimo.

Full Metal Jacket (1987)

I’m Gunnery Sergeant Hartman, your senior drill instructor, from now on you will speak only when spoken to, and the first and the last word out of your filthy sewers will be “Sir”. Do you maggots understand that?… E’ l’inizio di uno dei più meravigliosi film della storia del cinema. Da qui in poi sarà tutto un fiorire di film con sergenti istruttori e campi di addestramento reclute clonati da Hartman, ma nessuno raggiungerà mai lo splendore di quest’opera di Kubrick. Un film intenso e sparato dritto al cuore della guerra, in cui ragazzi trasformati in arma ammazzano charlie vestendo il simbolo della pace per rappresentare la dualità dell’uomo. Da vedere almeno una volta l’anno, ordine del medico.

The Fifth Element (1997)

Luc Besson sforna un film niente niente presuntuoso, diretto con l’arroganza della grandeur e con un occhio al 1982. Si perchè – mi chiedo – se un certo Ridley Scott quell’anno non avesse girato quel filmettino di secondo piano intitolato Blade Runner, monsieur le directeur avrebbe mai potuto concepire questo Fifth Element? Chiarisco: non sono un detrattore di Bresson, di cui apprezzo qualche regia, e ammetto che questo film comunque sia complessivamente ben fatto e si lasci anche vedere (grazie a qualche buona trovata, a Willis in forma e ad una incantevole Milla Jovovich) ma ribadisco che senza Blade Runner non esisterebbe.