High Plains Drifter (1973)

Dopo il triennio passato a studiare alla scuola di Sergio Leone, Clint Eastwood va a Mono Lake (California) e si improvvisa regista di un film western americano, che però è a tutti gli effetti uno spaghetti western. Anche qui infatti – così come nella miglior tradizione dei film western nostrani – non ci sono indiani, nè il 7° cavalleggeri, nè carovane di mormoni, ma solo una semi-desertica cittadina di confine, in cui l’umanità lascia spazio allo spirito di sopravvivenza. I personaggi sono estremi, immorali, bestiali, gretti, in quello che sembra essere comunque un omaggio al maestro. Il west di Eastwood è infatti inevitabilmente clonato dall’incubo di Sergione, e anche il personaggio che lui stesso porta sullo schermo è figlio (o fratello) dello straniero senza nome della trilogia del dollaro. Un film secco e teso, che parla ancora una volta di una vendetta studiata fino all’ultimo dettaglio, e di un uomo senza nome (chi sei? gli chiedono verso la fine) che si presenta come un rifiuto della società e che alla fine ne esce come l’unico in cui la civiltà non è stata sacrificata all’interesse. Meravigliosamente memorabile l’umorismo dark con cui Eastwood mostra, nella scena del cimitero, due tombe con i nomi di Sergio Leone e Don Siegel, omaggio ai due registi – allora in vita – ispiratori e iniziatori della sua carriera cinematografica.

Sarah Belding: Be careful. You’re a man who makes people afraid, and that’s dangerous.
The Stranger: It’s what people know about themselves inside that makes ’em afraid.

The Hunt for Red October (1990)

Tratto dal romanzo capolavoro – per il genere – di Tom Clancy, girato da John McTiernan quando ancora era in stato di grazia, e con un certo Sean Connery nella parte del Lituano Marko Ramius, questo film ridefinisce le regole del submariner movie, arricchendole di intriganti sfumature. Bellissimo assistere alla complessità dell’azione e degli intrighi politici innestarsi con venature action sulla solita storia della defezione di un alto ufficiale sovietico. Alec Baldwin – di fatto lanciato da da questo ruolo – è perfetto nella parte di Jack Ryan (sarà un peccato vederlo sostituito da Harrison Ford nei successivi film tratti da Clancy). Un cast complessivamente perfetto, per un film imperdibile che – a patto di non vederlo dopo aver letto il romanzo – resta esemplare nella sua capacità di mettere in scena un plot complesso, intrigante e per certi versi credibile. Da avere e rivedere ogni tanto. Rigorosamente col 5.1 ad alzo zero e almeno 42″ di diagonale, facendo molta attenzione a non far cavitare il divano.

Heaven Can Wait (1978)

Una commediona che mi sento di definire perfetta, di quelle come non se ne fanno più, recitata con gusto, delicatezza e ironia da un grande Warren Beatty, anche co-regista. L’errore di un angelo troppo zelante da il via ad una storia di fantasia, amicizia e amore, che ti coinvolge nel profondo, mentre ridi e piangi. Memorabili certi scambi di battute tra Farnsworth/Beatty ed il maggiordomo Sisk, glacialmente british nella sua delicata schiettezza: “Do I play Polo, Sisk?” “Not really, Sir.” Un film con un retrogusto meraviglioso, uno dei rari che appena partono i titoli di coda vorresti premere play per rivederlo subito.

The Hurt Locker (2008)

Quello di Kathryn Bigelow è un meraviglioso documentario sulla vita di tre artificieri dell’esercito americano durante l’invasione la liberazione dell’Iraq. Fotografia e sound design sono da urlo, ma script e regia sono decisamente stucchevoli. L’uno tutto a preso a ricicciare il solito tema dell’assuefazione alla guerra come fosse una droga, l’altra basata sul solito stile breaking-news, con la  solita macchina a spalla, i soliti zoom, i soliti fuori fuoco. Insomma, la sensazione è che la ex signora Cameron sia arrivata tardi, riproponendo tutto sommato quello che Ridley Scott aveva fatto quasi dieci anni prima con Black Hawk Down. Intendiamoci, il film è bello, ma – forse anche a causa dell’eccessiva osanna che lo ha circondato, la competizione con Avatar, tutti quegli oscar ecc. – non riesce a non lasciare un po’ di amaro in bocca.

Harley Davidson and the Marlboro Man (1991)

Adoro questo film! Si tratta di una delle più grandi stronzate che Hollywood abbia mai prodotto, ma chissenefrega? Lo sanno anche loro, ed è questo il bello. Non si prendono mai sul serio, e i dialoghi sono tra i più brillanti e stronzi che io ricordi. E poi, ogni volta che vedo Mickey RourkeDon Johnson in questo film (chissà perchè) mi viene voglia di scappare in moto… Citazione d’obbligo You know, if I had a nickel for every time some piece of shit pointed a gun at me, I’d be a rich man.

Ying Xiong – Hero (2002)

Mamma mia, che bello! La storia è carina, magari un po’ citofonata, ma carina. Ma la fotografia! Ma i colori! Mamma mia, e i combattimenti, anche quelli davvero bellissimi. Sembra uno che ha preso Kill Bill e lo ha pucciato nel Nitro.