Operation: Endgame (2010)

Una spy-comedy strana, diretta dall’esordiente Fouad Mikati, che sembra iniziare dalle parti di Get Smart, con quell’andazzo un filo stupidino e decisamente cheesy, il quartier generale sotto terra, la ridicola serie di porte, il capo non proprio in bolla. Poi mentre il film si sviluppa, le cose prendono una piega diversa, arrivando dalle parti della satira politica, dato che il finale – che non svelerò – e alcune battute lungo il percorso sono decisamente critici nei confronti di una certa amministrazione USA. Sorprende, in un film del genere, un cast magari non di primissimo piano ma comunque buono, tra cui cito il protagonista Joe Anderson (per me una vera sorpresa), la supertopa Maggie Q (che avevamo già incontrato in Live Free or Die Hard) e l’onnipresente, ma sempre cool, Ving Rhames. Insomma, un film strano, che fa ridere ma non solo, che ha spunti interessanti (spassosi i due centralinisti che alla fine sanno tutto di tutti) e che alla fine si rivela un’opera in qualche modo alternativa, sorprendentemente non mainstream, capace di risolvere la classica serata insalatona+divano+DVD. Nota di colore: dopo Kick Ass questo è il secondo film in cui la famosa, vietatissima c-word – ultimo vero tabù della lingua inglese – viene pronunciata spavaldamente.

Can you believe this? 70 years of government fuckups all in one room. I bet you half of these are from the past eight years.

Advertisements

On Her Majesty’s Secret Service (1969)

Il meno Bond di tutti i Bond. Il più Bond di tutti i Bond. Potrei finire qui, ma invece decido di argomentare. Il meno bond perchè George Lazenby – l’attore autraliano chiamato per sostituire un certo Sean Connery – assomiglia più a Pippo Baudo che a 007, e devo ammettere che, pur rendendomi conto della difficoltà del ruolo, quando lo vedi la prima volta durante il teaser pre titoli di testa che dice My name is Bond, James Bond resti lì con la faccia tipo WTF?… e garantisco che con l’andare del film la situazione non migliora. Certo, dopo un po’ ti ci abitui, ma in definitiva si tratta di una scelta sbagliata, atroce, incomprensibile, potenzialmente devastante per la serie. Ma Lazenby ha un gran culo e si ritrova a recitare sulla miglior sceneggiatura di 007 di tutti i tempi, catapultato suo malgrado nel più Bond di tutti i Bond. Un film solido e maturo, capace di unire umorismo e dramma, per una volta con maggior credibilità rispetto allo sbruffone Connery. Bond è coinvolto, partecipa, si incazza, manda a quel paese M e tutto il servizio segreto di Sua Maestà. Si sposa (passaggio epocale: il personaggio più rubacuori e stracciamutande del cinema si sposa!) e lo fa con la meravigliosa Diana Rigg (l’indimenticabile Emma Peel di The Avengers) all’apice di un’avventura davvero coinvolgente che come al solito ci porta in giro per il mondo, diretta alla perfezione da Peter Hunt e musicata con ispirazione dal solito enorme John Barry, che tra le altre ci regala la stupenda We Have All The Time in the World affidandola alla voce del grande Ray Charles. Telly Savalas completa il cast nella parte di Ernst Stavro Blofeld, il superbaddie con ansie di world domination, da sempre acerrimo nemico di Bond. In definitiva un film che da molti è considerato un buco nero nella saga di 007 ma che in realtà è ben scritto, ben diretto, ben recitato, intenso ed equilibrato e, per una volta, quasi credibile. Da riscoprire, chiudendo un’occhio sull’aussie.

Draco: My apologies for the way you were brought here. I wasn’t sure you’d accept a *formal* invitation.
Bond: There’s always something formal about the point of a pistol.

Out of Sight (1998)

It’s like seeing someone for the first time. You can be passing on the street and you look at each other and for a few seconds there’s this kind of recognition. Like you both know something, and the next moment the person’s gone. And it’s too late to do anything about it. And you always remember it because it was there and you let it go. And you think to yourself, what if I stopped? What if I said something? What if? Ecco, un film che contiene una frase come questa merita di essere visto, anche solo per quel momento, per quella sequenza, quelle luci riflesse negli occhi di due attori perfetti, capaci di sviluppare una chimica che buca lo schermo, con la musica giusta, mentre la situazione precipita. Steven Soderbergh, al suo primo film mainstream, sfodera questo gioiellino inspiegabilmente sottovalutato. George Clooney e una meravigliosa Jennifer Lopez giocano a guardie e ladri e ci fanno innamorare. E lungo il percorso Ving RhamesDon Cheadle, Michael KeatonDennis Farina completano un cast all star davvero perfetto. Out of Sight è inspiegabilmente passato sotto silenzio, e va riscoperto. Ha uno script da urlo, una fotografia a cavallo tra il vintage e il moderno e una colonna sonora perfetta.

Ocean’s Eleven, Twelve, Thirteen (2001, 2004, 2007)

L’ispiratissimo Steven Soderbergh parte alla grande con Ocean’s Eleven, perfetto esempio di come si realizza una commedia negli anni 2000: acuto, divertente, coinvolgente e con un cast pazzesco, capace di mettere sulla stessa barca i due belloni del momento (Clooney e Pitt) con altri grandissimi nomi tipo Matt DamonAndy GarciaJulia Roberts ed Elliott Gould. Ben scritto, con battute supersmart – quella su Elton John che rivuole la camicia la inserisco personalmente nell’olimpo delle migliori della storia del cinema – e con un gruppo di attori che oltre a recitare (bene) gigioneggiano, senza mai prendersi troppo sul serio, sullo sfondo della solita Las Vegas da sogno. Come spesso avviene, il secondo capitolo delude: tutto quello che in Eleven aveva girato come un orologio svizzero, in Twelve non funziona, incespica, si inceppa. Un film a cui, a differenza del primo, non concederai mai una seconda visione. Saggiamente, Soderbergh risolleva le sorti della saga con il terzo capitolo, riportandola a giocare in casa: Back to Vegas, grazie anche ad un certo Al Pacino nella parte del villain di turno, Thirteen recupera parte delle atmosfere e della gradevolezza del primo capitolo. In conclusione, gran divertimento, superproduzione e supercast. Da vedere i numeri dispari. Twelve facoltativo, se proprio vuoi fare il perfettino.

The Omega Man (1971)

La punta di diamante della fantascienza post bomba – atomica o batteriologica – targata anni ’70. Un film che oggi mostra i suoi 30 anni, ma che lancia di fatto alcuni stilemi ripresi mille volte in seguito, tra tutti la città intatta, ma senza vita.