Toy Story 3 (2010)

Tornano i giocattoli di Andy, nel meraviglioso mondo di Toy Story. Ma in questo terzo, e spero ultimo, capitolo Andy è cresciuto, non gioca più, se ne va (sta partendo per il college). Il destino di Woody, Buzz e tutti gli altri resta in bilico fino alla fine, tra soffitta, rumenta e asilo/lager. L’animazione è meravigliosa, inarrivabile, e il livello produttivo ha ormai raggiunto vette incredibili. Uno spettacolo per gli occhi, un miracolo tecnologico. Ma si è perso qualcosa: sul fronte della magia non scatta mai il sense of wonder che invece aveva permeato i primi due capitoli, mentre sul fronte narrativo si tende a sbadigliare, seguendo una sceneggiatura un po’ sgangherata che più che raccontare una storia si limita ad inventare una serie di stratagemmi per rimandare i 5 minuti finali, in cui succede tutto. L’unica vera idea di questo terzo capitolo dura lo spazio di un addio, di quel thank you guys sussurrato da Andy prima di mettere in moto e partire. Alla fine resti un po’ con l’amaro in bocca, gli squisiti momenti che avevano reso unici Toy Story 1&2 se ne sono andati, insieme ai talenti che hanno abbandonato una Pixar svuotata e sempre più uguale alla vecchia Disney. Beato chi lo vedrà in lingua originale (dove tornano le voci di Tom HanksTim AllenJoan Cusack). A me è toccata la penosa versione autarchica, veramente imbarazzante. Un film non indispensabile, insomma, che puzza troppo di cash cow. Guardabile, ma scordatevi la meraviglia dei primi die capitoli.

The Terminator (1984)

Partiamo dalla fine: nel 2008 – dopo avere generato un fenomeno che ad oggi conta 4 film, infiniti fumetti, migliaia di citazioni e una serie TV – The Terminator è stato selezionato per essere conservato presso lo United States National Film Registry in quanto opera culturally, historically, or aesthetically significant. Mica male per un B-movie creato dallo sconosciuto (all’epoca) James Cameron scopiazzando quà e là e mettendo insieme un po’ di Philip K. Dick e qualche sceneggiatura di The Outer Limits. Del resto, come diceva Picasso, i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano. Ma Cameron non si limita a rubacchiare: ci mette del suo. E alla fine riesce a creare un film talmente perfetto da diventare storia del cinema. Non solo: con The Terminator esplodono anche due nomi che in una notte diventano due mostri sacri del grande schermo: lo stesso Cameron e Arnold Schwarzenegger, che grazie a questo ruolo da superbaddie si ritroverà protagonista strapagato della scena action del decennio successivo. Venendo al film, il plot a tratti è geniale, intriga tutta la storia dei paradossi temporali, la fotografia è da noir, la musica perfetta. Il cyborg venuto dal futuro è inarrestabile, ha un piano, non guarda in faccia nessuno. Il cast è emergente ma perfetto, Michael BiehnLinda Hamilton ci credono e questo giova al tutto, il finale – un falso happy-end velato di un fortissimo senso di disperazione – è apertissimo (e infatti darà il via ad una quadrilogia). Da incorniciare la battuta, che diventerà il trademark del futuro governatore della California I’ll be back. Insomma, un B-Movie da vedere, costato 6,4 milioni di dollari e capace di incassarne più di 78. Anche se non si ama Schwarzenegger, anche se non si ama la fantascienza, due ore a questa milestone bisogna dedicarle.

Toy Story 1 & 2 (1995, 1999)

Il sogno del bambino che c’è in ognuno di noi si avvera in questo film bellissimo e dolcissimo, realizzato con quella tecnica digitale che farà scuola, e che da qui in avanti sancirà la quasi fine del cartone animato tradizionale e l’inizio dell’era Pixar e dei suoi me too. John Lasseter si mette dietro la macchina da presa (o dietro al computer?) potendo contare su una sceneggiatura perfetta che ci porta alla scoperta del mondo segreto dei giocattoli. (Allora era vero che non appena ti voltavi o uscivi dalla cameretta, loro combinavano qualcosa!). L’avventura diverte e avvince, e ha il grande pregio di avere diversi livelli di lettura: perfetta per i bimbi, divertente e acuta per gli adulti. Il miracolo si ripete con Toy Story 2, che rappresenta un seguito finalmente all’altezza del primo capitolo, a tratti forse superiore. Un pelo più di ritmo ed i personaggi incredibilmente sfaccettati contribuiscono a dargli una marcia in più, aggiungendo valore all’intera saga. Vorrei conoscere chi ha animato il cavallo Bullseye, che ha uno sguardo che commuove. Tom HanksTim Allen sono solo due delle voci famose che animano i personaggi nell’edizione originale. La tecnica realizzativa lascia sbalorditi, la storia cattura e l’animazione digitale da quel look and feel al passo coi tempi che alla fine aiuterà a sdoganare definitivamente i film di animazione. Da rivedere, soprattutto nell’imminenza dell’uscita di Toy Story 3.

Transamerica (2005)

Squisito film di Duncan Tucker che, al di là di una trama equilibrata e credibile, eccelle per il gusto e la delicatezza con cui tratta un tema complesso e facilissimo allo scivolone pecoreccio come la transessualità. Produzione indie, con una grandissima Felicity Huffman – talmente brava che alla fine ti lascia nel dubbio: che sia davvero un uomo? – alla scoperta di un figlio che non sapeva di avere. Mamma o papà lo si deciderà durante una bella storia on-the-road, tra mille avventure e disavventure, attraverso una meravigliosa America, dal Kentucky a L.A. Da stravedere.

The Taking of Pelham 123 (2009)

Il solito Tony Scott tanto per cambiare riempie questo film di cieli arancio, fotografia sgranatissima e montaggio indiavolato. Con la sua rassicurante ripetitività, Il fratellino di Ridley esaspera ad ogni film la sua vocazione videoclippara e filtratissima, regalandoci l’ennesimo action di livello che, pur senza spiccare per personalità, ci regala un paio d’ore in compagnia di un supercast tipo Travolta, Washington e Turturro. Alla fine vincono i buoni (ma dai?) e Washington, dopo la sua giornata di ordinario eroismo, torna a casa da uomo qualunque in metropolitana, portando il latte alla mogliettina. Ottimo per gli occhi – Tony gira sempre da dio – e per due ore di pausa.

True Lies (1994)

Molto prima di Avatar, James Cameron costruisce questo 007 praticamente perfetto. Divertente, godibile e spettacolare, con un altro cast e qualche lieve ritocco allo script avrebbe tranquillamente potuto essere uno dei migliori Bond-movie dell’era Moore. Girato da dio, il film è infatti spassoso e spesso sfiora la commedia, regalandoti una gran serata bella spensierata. La citazione dello smoking sotto la muta è grandissima, e Arnold Schwarzenegger – seppur con un phisique decisamente non du role – tutto sommato ce la fa, accompagnato da una Jamie Lee Curtis perfetta, da una grandissima spalla (Tom Arnold) e da una bollente Tia Carrere.

The Thing (1982)

John Carpenter si cimenta in un remake piuttosto difficile, perchè già l’originale (The Thing from Another World diretto nel 1951 da Christian Nyby e Howard Hawks) era molto bello. E non solo ce la fa, riesce addirittura a superarsi, sfornando uno dei suoi migliori film di sempre. Insieme a Escape From New York, questo The Thing rappresenta anche l’apice della collaborazione di Carpenter con Kurt “Snake” Russell. Un film teso, a tratti splatter, sicuramente capace di insinuarti paura e sospetto sottopelle, fin nelle ossa. E poi quel meraviglioso finale aperto: altro che il solito fottuto happy end! Da vedere, meglio se al buio e con un bell’impianto dolby digital.