The Recruit (2003)

Roger Donaldson (lo stesso di No Way Out, bellissimo spy thriller anni ’80) torna sulla scena del delitto, e cioè a Langley e alla CIA, per raccontarci la storia di un grandissimo Al Pacino nei panni di un infallibile reclutatore di talenti per i servizi segreti USA. Colin Farrell è simpatico e credibile (!) nei panni del reclutato, anche perchè forse nel 2003 non si prendeva ancora troppo sul serio. Devo dire che la prima ora il film scorre liscia e perfettamente equilibrata. La regia e la trama intrigano e, anche se siamo ovviamente e dichiaratamente dalla parti del pop-corn movie, ti coinvolgono e tirano dentro, anche grazie a personaggi molto ben costruiti. Lungo il percorso, lentamente, la sceneggiatura prende – aimè – la via della prevedibilità, e dopo il terzo presunto colpo di scena ti ritrovi in pena zona luogo comune. Sensazione che culmina e trova conferma nel discorso finale di Alfredone Pacino, che pesca a piene mani dal solito ritrito cassetto del fedele servitore dello stato a cui non sono mai stati dati i giusti riconoscimenti e che ora si prende la rivincita. Peccato, ma in ogni caso The Recruit (in italiano La regola del Sospetto, mah…) rimane comunque un piacevolissimo spy-thriller, ottimamente recitato, prodotto alla grande, girato in modo intrigante e perfetto per quel paio d’ore di relax. Insomma, Cinema d’evasione con la C e la E maiuscole, senza la pretesa di fare discorsi del re o la storia del silver screen.

Burke: Nothing is what it seems.

Scent of a Woman (1992)

Nel 1969, mentre scriveva il racconto Il buio e il miele, probabilmente Giovanni Arpino non avrebbe mai pensato che prima Dino Risi (nel 1974) e poi Martin Brest (1992) ne avrebbero tratto un film. Scent of a Woman, la versione americana, vede quello che secondo me è il miglior Al Pacino di sempre calarsi meravigliosamente nella parte del Lieutenant Colonel Frank Slade, un marine reso cieco da un incidente con una bomba a mano. Per questo, Slade è incazzato con Dio e con gli uomini, non ne può più, vuole farla finita. Non prima, però, di un’ultima notte a New York, per un canto del cigno tra le braccia di una bella donna, nel lusso di un grand hotel. Il profumo di donna, ora che ha perso la vista, è l’unica cosa che gli resta per celebrare degnamente l’ultimo inno alla vita. Ma siccome nulla va come pianificato, il Colonnello troverà sulla sua strada Charlie – guardacaso il nomignolo che i marines usavano in Vietnam per identificare il nemico – un ragazzo semplice, di sani principi, integro (un grandissimo Chris O’Donnell). Un incontro che gli cambierà, letteralmente, la vita, facendogli scoprire una diversa forma di amore e di rispetto che si concretizzerà nell’indimenticabile tirata finale. Il discorso di Pacino in difesa di Charlie, vittima di un sistema che proclama valori eterni ma insegna corruzione e meschinità, è – insieme alla scena del tango e della Ferrari – uno dei punti più alti di questo Scent of a Woman. Un film talmente assoluto, intenso, commovente e irripetibile che perfino l’happy end non stride, completando invece il percorso narrativo che dal baratro del buio arriva a riscoprire e celebrare la vita.

I’m too old, I’m too tired, I’m too fuckin’ blind. If I were the man I was five years ago, I’d take a flamethrower to this place!

Donnie Brasco (1997)

Cult assoluto, fatto di momenti magnifici, con due attori meravigliosi e dialoghi che fanno già parte della storia del cinema. La NY anni ’70 non è mai stata così credibile, nemmeno nei veri anni ’70. Al Pacino ci regala un credibile mafioso di quartiere, una mezza tacca, un wise guy che non ce la farà mai. Mentre Depp, nella parte dell’undercover, è superbamente a suo agio. Un film in cui la mafia è veramente spietata, in cui l’unico regalo possibile è una busta piena di dolla, e poi magari la sera stessa ti convocano in un capannone e boom, un colpo alla nuca. Assolutamente memorabile la spiegazione di che te lo dico a fare: Forget about it is like if you agree with someone, you know, like “Raquel Welch is one great piece of ass, forget about it”. But then, if you disagree, like “A Lincoln is better than a Cadillac? Forget about it!” you know? But then, it’s also like if something’s the greatest thing in the world, like “minchia those peppers, forget about it”. But it’s also like saying Go to hell! too. Like, you know, like “Hey Paulie, you got a one inch pecker?” and Paulie says “Forget about it!”… Sometimes it just means “forget about it”.