Burn After Reading (2008)

Ethan e Joel tornano e portano nello zainetto un bottiglione di vetriolo, che finisce dritto dritto in faccia alla moderna società occidentale, e quindi anche alla nostra, per la sua generalizzata, colpevole pochezza di valori. Ne esce questo Burn, definito un anti-spy-thriller, in cui i belloni di Hollywood Brad Pitt e George Clooney, supportati da un grandissimo John Malkovich e dalla glaciale Tilda Swinton, si buttano in ridicolo. Mentre tutti tradiscono tutti e tutti scopano con tutti, assistiamo alla carrellata del peggio dei valori di qualunque telecrazia che si rispetti, rappresentati al meglio dall’ossessione per la chirurgia estetica della meravigliosa Frances McDormand – che non si accorge di aver l’amore a un passo – o dalla superficiale pochezza del personal trainer Brad Pitt. Il tutto ben inserito nella cornice del plot principale, ovvero l’improbabile tentativo di fare il colpaccio e di sistemarsi vendendo ai russi un CD pieno di fuffa ma scambiato dai protagonisti per un prezioso elenco di dati sensibili. Alla fine tutto andrà, ovviamente, in vacca: niente plastica facciale, niente tette nuove, e bye-bye Brad. In tutto questo, più di un colpo basso va anche alla grande CIA, i cui cervelloni alla fine non ci hanno capito nulla, non hanno imparato nulla. Ma in fondo che importa?

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Mr. and Mrs. Smith (2005)

La coppia più bella del mondo è annoiata, va in terapia, si riscopre diversa dopo cinque o sei anni, in un film assurdo e ultra-divertente che getta le premesse per la nascita di una nuova saga alla James Bond (che però non si farà mai). Da vedere lasciandosi andare al potere onirico della quintessenza hollywoodiana, rappresentata da una superproduzione patinata, ricca e scintillante, da una trama mai credibile ma comunque meravigliosa, da un cast di divi che gigioneggiano facendo la coppia di spie. Indimenticabile il momento dell’incontro tra la meravigliosa Angelina Jolie e Brad Pitt, con in sottofondo Mondo Bongo di Joe Strummer & The Mescaleros. Doug Liman dirige energicamente, e mette in questo film l’esperienza di The Bourne Identity: la mano action supercool si vede eccome. Mr. and Mrs. Smith resta ovviamente una cazzatona, capace però di fare – molto bene – quello che troppo spesso il cinema non riesce più a fare: regalarci un sogno. Perchè in fondo chi non vorrebbe essere uno di loro?

Ocean’s Eleven, Twelve, Thirteen (2001, 2004, 2007)

L’ispiratissimo Steven Soderbergh parte alla grande con Ocean’s Eleven, perfetto esempio di come si realizza una commedia negli anni 2000: acuto, divertente, coinvolgente e con un cast pazzesco, capace di mettere sulla stessa barca i due belloni del momento (Clooney e Pitt) con altri grandissimi nomi tipo Matt DamonAndy GarciaJulia Roberts ed Elliott Gould. Ben scritto, con battute supersmart – quella su Elton John che rivuole la camicia la inserisco personalmente nell’olimpo delle migliori della storia del cinema – e con un gruppo di attori che oltre a recitare (bene) gigioneggiano, senza mai prendersi troppo sul serio, sullo sfondo della solita Las Vegas da sogno. Come spesso avviene, il secondo capitolo delude: tutto quello che in Eleven aveva girato come un orologio svizzero, in Twelve non funziona, incespica, si inceppa. Un film a cui, a differenza del primo, non concederai mai una seconda visione. Saggiamente, Soderbergh risolleva le sorti della saga con il terzo capitolo, riportandola a giocare in casa: Back to Vegas, grazie anche ad un certo Al Pacino nella parte del villain di turno, Thirteen recupera parte delle atmosfere e della gradevolezza del primo capitolo. In conclusione, gran divertimento, superproduzione e supercast. Da vedere i numeri dispari. Twelve facoltativo, se proprio vuoi fare il perfettino.

Inglorious Basterds (2009)

Amore per il cinema. Più di ogni altro film di Tarantino, questo film è una vera e propria dichiarazione d’amore folle per il cinema. Tutto ruota intorno a un cinema, ed è al cinema che si svolge l’epilogo in cui il reich viene decapitato. La musica, le citazioni, la regia, le location, l’acting, la fotografia… tutto in questo film riporta all’amore per il grande schermo. Incredibile la prova di Christoph Waltz nella parte del cacciatore di ebrei, infatti premiato con l’oscar. E per il resto una serie di dialoghi da prendere la sceneggiatura e metterla al riparo in una teca blindata. Forse il film di Tarantino meno alla Tarantino, ma forse proprio per questo il più capace di uscire allo scoperto e rivolgersi ad un pubblico più ampio. Da vedere, assolutamente non doppiato, a luci spente. Meglio se al cinema.