The Usual Suspects (1995)

Ecco il capolavoro di Bryan Singer, oscar per la miglior sceneggiatura (Christopher McQuarrie) e miglior attore non protagonista (Kevin Spacey) per un film che personalmente conservo in cassaforte. Regia e montaggio mozzano il fiato, e il cast ti fa ululare di gioia. Insieme Spacey, ti ritrovi gente tipo Gabriel ByrneChazz PalminteriStephen BaldwinKevin PollakBenicio del Toro, perfetti nei rispettivi ruoli. Ma alla fine il vero mattatore del film resta il diabolico, invincibile e onnipotente superbaddie Keyser Söze. Un personaggio capace con un solo film di entrare di diritto tra i grandi miti della storia del cinema, un super cattivo intorno a cui ruota tutta la storia. Memorabili poi la line-up iniziale (hand me the key you fucking cocksucker), tutto l’interrogatorio di Spacey, la faccia di Palminteri quando rimette insieme i cocci, la costante sensazione di non sapere cosa è vero e cosa è finzione, la certezza che Keyser Söze stia mettendo in qualche modo nel sacco anche noi spettatori. Un capolavoro prodotto e fotografato ai massimi livelli, con un look-and-feel unico, sorprendentemente nato da un budget da B-movie (6 milioni di dolla) ma che malgrado questo – o forse proprio per questo – rappresenta la quintessenza del cinema. Un film talmente squisitamente contorto da farti venire voglia – o quasi avere bisogno – di rivederlo almeno una seconda volta per coglierne passaggi e sfumature che alla prima visione sono troppo sottili, imprevedibili o inaspettati. Storia del cinema.

Who is Keyser Soze? He is supposed to be Turkish. Some say his father was German. Nobody believed he was real. Nobody ever saw him or knew anybody that ever worked directly for him, but to hear Kobayashi tell it, anybody could have worked for Soze. You never knew. That was his power. The greatest trick the Devil ever pulled was convincing the world he didn’t exist. And like that, poof. He’s gone.

Valkyrie (2008)

Il solito sospetto Bryan Singer dirige questa minuziosa ricostruzione del famoso attentato a Hitler. Grazie ad una fase di preparazione quasi maniacale, il film ricostruisce una timeline realistica e storicamente rilevante, basandosi sui documenti e rapporti di polizia dell’epoca ritrovati negli archivi della Gestapo alla fine della guerra. Ne esce un thriller storico di grande spessore, una super-produzione in cui ogni inquadratura trasuda megabudget: centinaia le comparse, decine le ricostruzioni di location – sempre molto efficaci – ed un cast davvero di livello, capace di ricreare alla perfezione le sfumature dei vari personaggi coinvolti nella cospirazione. Perfino Tom Cruise, ben calato nella parte, ci regala un perfetto Claus von Stauffenberg, alla guida di un complotto ben orchestrato, con una sceneggiatura bella ritmata e avvincente, capace di tenerti incollato al divano per tutti i suoi 120 minuti. Alla fine però il look and feel di Valkyrie resta troppo vicino al solito blockbuster hollywoodiano super-patinato: Berlino e le altre location sembrano sempre appena passate con lo spic’n’span, ed è praticamente impossibile togliersi di dosso la sensazione di guardare qualcosa più vicino a Indiana Jones che a un documento storico, quale questo film potrebbe aspirare ad essere. Con qualche granello di polvere in più, sarebbe stato immensamente più credibile e probabilmente più degno di essere ricordato. In ogni caso un ottimo prodotto, che vale la pena di vedere. Controllando che sotto il divano non ci sia una valigetta di cuoio.