The Mechanic (1972)

Michael Winner e Charles Bronson ci raccontano – due anni prima di riunirsi per diventare famosi con Death Wish – la storia di un killer perfetto, che nei primi 20 minuti prepara ed esegue un lavoro, facendo entrare il film nel guinnes dei primati per questi lunghissimi momenti di cinema in totale assenza di dialoghi. Quasi una cosa da cinema muto. The Mechanic esalta i tempi del cinema di una volta, raccontandoci la pazienza di un killer di professione, il suo distacco di fronte alla morte, la sua meticolosità nel non lasciare mai tracce. Fino all’incontro con Jan-Michael Vincent, il giovane che volendolo emulare finirà per cambiagli la vita. Cinema che si prende i suoi tempi, dicevamo, dimostrando ancora una volta come un approccio meno caciarone e più di sostanza possa dare – anche ad un film non particolarmente indirizzato al pensiero – una personalità che molti prodotti odierni si sognano. Sia chiaro, The Mechanic è il classico action-thriller anni ’70, a tratti un po’ cheesy, a tratti un po’ ingenuo. Ma riesce anche ad essere affascinante e convincente. Alla fine, col tuo bel pigiama a zampa d’elefante, controlli che sotto il divano non ci sia Bronson in agguato. Ottimo per una serata revival; fossi in voi gli darei una chance.

C’era una Volta il West (1968)

La notizia, all’epoca, fu Henry Fonda nella parte del cattivo. Aggiungi Claudia Cardinale in versione mozzafiato, e poi BronsonRobards, gli spolverini, l’armonica, i dialoghi (I saw three of these dusters a short time ago. Inside the dusters there were three men. Inside the men there were three bullets…) Insomma, questa è l’opera che definisce e conclude l’idea di Leone di un west che forse non è mai esistito, ma che qui appare perfetto nei suoi spietati equilibri.