Aeon Flux (2005)

Siamo nel futuro, dove come prevedibile qualcosa è andato maledettamente storto e l’umanità è ridotta a lumicino. Poi arriva un’irresistibile Charlize Theron che corre, salta e scalcia avvolta in abitini, tutine e guaine che saprebbero mettere a rischio la capacità di concentrazione di qualunque maschio eterosessuale alle prese con la visione del film. Girato dalla ragazza Karyn Kusama con piglio divertente e con alcuni virtuosismi di regia simil-sperimentale che piacciono, intrigano e divertono. Insomma lo spettacolo è principalmente visivo – il che non è necessariamente un male, del resto è cinema – ma non paricolarmente impegnativo a livello cerebrale, nè profondo, nè terribilmente originale. Ma hai visto molto di peggio – garantito! – e questo Aeon Flux vale la pena di guardarlo, raccomandato a chi ama il genere sci-fi, le super-femmine e le trame oniriche e incredibili di certe produzioni holliwoodiane. Che però fanno parte di diritto del grande concetto di Cinema con la C maiuscola: puro svago, con un occhio alla trama e uno al corpo di Charlize (o della sua controfigura). Durante i titoli di coda il retrogusto è buono, da qualche parte a cavallo tra Matrix e Gattaca, ma con un tocco decisamente più cheesy, quasi b-movie, che non solo non guasta, ma quasi aggiunge intrigo. Insomma, un filmettino interessante, gradevole, perfetto per una domenica pomeriggio in alternativa alla pennica da GP di formula 1.

The Road (2009)

Il regista australiano di videoclip John Hillcoat prende e porta sullo schermo il romanzo post-apocalittico di Cormac McCarthy. Dopo il flashback iniziale, ci troviamo immediatamente catapultati a dieci anni dopo, in un mondo devastato e grigio, sopravvissuto ad un indefinito cataclisma che ha causato la scomparsa di quasi tutte le forme di vita animali e vegetali. I due protagonisti (Viggo Mortensen, così così, e il sorprendente  Kodi Smit-McPhee nella parte di padre e figlio) sopravvissuti alla catastrofe e ormai homeless, seguono la strada – che da il titolo al film – diretta verso sud, alla ricerca di un po’ di calore e della speranza di sopravvivere alla morte del mondo. Lungo il percorso impariamo a conoscere i dettagli del loro rapporto, la nostalgia per la bellissima mamma (la sempre deliziosa Charlize Theron, che compare solo nei numerosi flashback dei ricordi dei due protagonisti), ma anche l’imbarbarimento di un’umanità cannibale sull’orlo del precipizio. Hillcoat calca la mano sul dramma, rappresentando un mondo veramente devastato e devastante, ma purtroppo il suo background videoclipparo è un limite enorme quando si tratta di trasmettere emozione. The Road si rivela un film anaffettivo e incapace di toccarti il cuore, se non nell’ultimissima scena in cui il figlio (di cui non sapremo mai il nome) si unisce alla nuova famiglia. Alla fine quello di Hillcoat è poco più di un Mad Max serioso, trent’anni dopo. Un disperato – forzato – tentativo di lasciare il segno, ma come una linea sulla sabbia, è pronto ad essere spazzato via dall’onda di una costante sensazione di dejù vù.