Sunshine (2007)

Danny Boyle e la fantascienza: prendi i corridoi della “Nostromo”, il computer di bordo che sembra la moglie sana di HAL 9001 (o anche la sorella di Mother volendo) e il solito equipaggio che all’inizio sembra perfetto ma lungo il viaggio si sfilaccia, una missione troppo importante per fallire. Ecco Sunshine: non un’accozzaglia di scopiazzature, ma un omaggio di Boyle ai classici del genere, reinterpretati – così come aveva fatto con 28 Days Later, in un’ottica più british che hollywoodiana. Il che, ovviamente, non è niente male. Diciamo pure un concentrato di citazioni. Il rischio di quel latente senso di dejà-vù, abilmente agitati (non mescolati) in questo frullatone scifi indubbiamente c’è, ma in fondo è quasi rassicurante. E alla fine il film è decisamente ben fatto, e la storia della folle – e tossica – attrazione per la luce intriga e sta in piedi, e la tensione cresce palpabile scena dopo scena. Quello che però manca a Sunshine è un baddie credibile, perchè, caro Danny, la storia dell’altro capitano grigliato come un cheeseburger, sopravvissuto non si sa come, ma ancora capace di rimettere tutto in discussione, beh, insomma, su… Da vedere, comunque, perchè in fondo la speranza è l’ultima a morire, e qui è ben riposta.

Capa: So if you wake up one morning and it’s a particularly beautiful day, you’ll know we made it. Okay, I’m signing out. 

Inception (2010)

Come aveva già dimostrato James Cameron con Avatar, per avere successo oggi basta una confezione esagerata con cui valorizzare quelle due ideuzze, o con cui nasconderne la totale mancanza. Inception è uno spettacolone di 150 minuti, costato 160 milioni di dollari (e dal 16 luglio 2010 ne ha già incassati quasi 800) che però, malgrado questa mega-confezione, sa di pochino. Christopher Nolan lo dirige bene ma in punta di piedi, sfornando un polpettone che pur non avendo nulla di sbagliato non ha nemmeno tutto questo granchè di particolare. Certo, trattasi di superproduzione da urlo e di film formalmente perfetto (la fotografia di Wally Pfister si trasforma ad ogni scena in godimento per gli occhi) e anche il cast è stellare al punto giusto, con il solito Leonardo DiCaprio (che personalmente trovo sempre troppo uguale a se stesso) ben integrato in particolare da Ken Watanabe e Cillian Murphy, cui si aggiungono i due cameo di Tom Berenger e del grande Michael Caine. Ma purtroppo Inception fallisce proprio dove sperava di sfondare, e cioè sulla capacità di stupire. Malgrado il disperato tentativo di farla passare per nuova, la storia del mondo parallelo non è nè più nè meno che quella di The Matrix (qui nei sogni, là nei computer) ulteriormente complicata – sempre alla ricerca dello stupore – dalla la storia dei vari livelli di sogno nel sogno, che non fanno che rendere il tutto ancor meno credibile, oltre che difficile da seguire. Tutta questa complicazione obbliga la prima parte del film a diversi momenti noiosetti dedicati alla spiegazione, e costringe poi ad un finale tirato via in cui in due minuti si passa dall’essere tutti nel limbo alla missione compiuta (del resto il film non poteva durare 3 ore). Nel conseguente happy end, che comunque avrebbe avuto anche un suo perchè, ancora una volta Nolan cede alla voglia di strafare e taglia la scena prima che la trottola cada (o non cada) in un maldestro e telefonatissimo tentativo di riaprire la partita. Che noia! In definitiva, un bel film d’azione, uno spasso visivo, con l’unico grande – enorme – difetto di essere poco originale e troppo pretenzioso.

Vedi anche cosa ne pensa Boomer nella sua recensione.

28 Days Later (2002)

Dopo aver diretto robine tipo TrainspottingDanny Boyle si lancia nel filone neo-zombi, fornendone l’interpretazione UK e girando completamente in digitale. Da urlo la scena iniziale con Londra infetta e deserta. Un film che, pur senza raggiungere vette di film analoghi, secondo me resta da vedere.