Un Genio, due Compari e un Pollo (1975)

Luci e ombre: ambientazioni, fotografia e look and feel generale sono quasi (ma quasi) ai livelli dei migliori western. Non dico Leoniani, che sarebbe un filino troppo, ma chiaramente l’ispirazione è quella. I paesaggi dell’inconfondibile deserto rosso dello Utah danno a questo film un’allure visiva che altri prodotti nazionali, magari girati in val Brembana, si potevano sognare. La colonna sonora dell’inossidabile Ennio Morricone sembra fatta con la mano sinistra, ma il tocco del Maestro è sufficente a staccare il sound di questo film da quello di prodotti concorrenti. E poi tanto c’è Trinità, anzi, soprattutto Nessuno, in quello che di fatto è quasi un sequel di My Name is Nobody. Terence Hill, nella parte di Joe Thanks, è addirittura vestito esattamente come il Nessuno di Valerii. Ma alla fine questa non è che l’ennesima riprova del fatto che questo filmetto non aveva nessuna intenzione di essere originale. Non più di tanto almento. Siamo dalle parti della commedia, giusto per parlare di ombre, ma una commedia che in fondo non fa mai davvero ridere, limitandosi a sciogliere in una vasca d’acido quel che rimane di un genere già trasformato da Leone, ridicolizzato da Barboni e poi ucciso dai vari sfruttatori che seguirono. E nell’ampia galleria delle occasioni mancate, dopo un inizio promettente, voglio mettere il duello iniziale tra Hill e Klaus Kinski, nella solita parte da cattivo, che avrebbe meritato un trattamento – questo si – molto più leoniano e che invece viene buttato in vacca, ridicolizzato e depotenziato, nel solco della definitiva distruzione del mito. In definitiva, guardabile per gli amanti del genere, ma complessivamente un film inutile.