Star Wars (1977, 1980, 1983, 1999, 2002, 2005)

Classical-Wallpaper-Darth-Vader-star-wars-25852934-1920-1080Sei lì con il cofanazzo blu-ray  dell’intera esalogia, in edizione definitiva con bollino di garanzia George Lucas himself, che ti guarda dallo scaffale da mesi e mesi, e alla fine decidi di riguardarli, uno per sera, in una settimana. Anche perché non avevo mai visto bene gli episodi I, II e III e ricordavo vagamente i IV, V e VI. Non entriamo nel merito dei sei film uno per uno, ma buttiamola sull’opera completa. Complessivamente la storia è godibile, anche se è una soap opera che potrebbe tranquillamente durare due ore meno: troppe scene extra-long, troppi riempitivi, troppi dialoghi inutili, pallosissimi filosofeggiamenti e soprattutto troppi combattimenti e duelli a suon di lightsaber, che però sono talmente finti e con poca cattiveria che li prendi meno sul serio delle scazzottate di Terence Hill e Bud Spencer. In generale, meglio, più equlibrati e dinamici, i primi (ultimi) tre episodi. Decisamente più legnosi e con sbadiglio incorporato gli ultimi (primi) tre, malgrado siano in realtà quelli veri, e malgrado i nuovi effetti speciali, cazzi e mazzi. Personalmente, due grandi limiti: l’approccio generale pesantemente childish, particolarmente evidente nei più recenti ma comunque una cappa che soffoca l’intera esalogia, e quella pallosissima venatura fantasy: lo Yoda, la forza, i fantasmi dialoganti e tutto il resto. Certo, quintessential Star Wars, però come detto lo sbadiglio è in agguato, e spesso la palpebra cala, anche se poi quando la riapri ti rendi conto che non hai perso nulla perché ti sei assopito durante un combattimento laser di 28 minuti. La parte più bella dei primi (ultimi) episodi è tutta l’evoluzione politica che porta alla nascita dell’Impero e di Darth Vader, che era buono (come sarà alla fine quando Luke gli toglie il cascone nazi) ma dopo essere stato trattato per anni come il ragazzo di bottega da tutti i Jedi, e dopo una chiacchiera di 4 minuti con l’imperatore, si rompre il cazzo e diventa cattivo e, estremamente educativo, massacra a sangue freddo 50 bambini. Così, per presentare il personaggio. L’aspetto macropolitico di fatto scompare nei tre episodi finali, per lasciare spazio alla storia di trentacinque ribelli straccioni che tengono in scacco un impero di inetti, più altre cose più o meno sfilacciate, che trovano comunque poco spazio, soffocate come sono tra discussioni interminabili sull’irresistibilità della parte oscura e quanto invece sia meglio la forza buona, sei mia sorella, sono tuo fratello, quello è papà, e i vari dico/non dico di Yoda coadiuvato da fantasma di Kenobi che dispensa saggezza da Baci Perugina. In definitiva, super-polpettone spaziale carino ma ampiamente sopravvalutato. Vedremo cosa saprà farne J.J. Abrams, fiducioso che un po’ di testosterone possa certamente giovare al benessere della famiglia Skywalker.

Darth Vader: I am your father, Luke! (e tutti noi: really?)

The Men Who Stare at Goats (2009)

Quattro soldati con l’ambizione di diventare cavalieri Jedi – ovvia citazione di Star Wars – in realtà corpo speciale di un esercito USA mai dipinto in modo così irriverente. Sono gli uomini che fissano le capre. Strafatti di LSD per dimostrare il loro poteri psichici, nascosti in qualche laboratorio segreto di Fort Bragg. Alla sua prima regia, Grant Heslov ci regala questo road/desert movie spassoso e irriverente, girato bene, fotografato meglio e recitato con enorme auto-ironia da quattro attori di primissimo piano: George Clooney (vero mattatore del film, ancora una volta in un ruolo da mezzo sfigato che gli fa onore), Ewan McGregor, il solito grandissimo Jeff Bridges (qui in versione Big Lebowski) e un perfido Kevin Spacey. Tratto dall’omonimo libro di John Sergeant, The Men Who Stare at Goats ha l’inquietante particolarità di essere basato su una storia vera – cioè gli esperimenti americani, in competizione con i sovietici, per creare supersoldati – la stessa in cui affondano le radici i vari x-files, fringe e tutte le varie teorie più o meno cospirazioniste.

The Island (2005)

Michael Bay pesca a piene mani dalla tradizione sci-fi, sacrificando originalità in favore di un superconcentrato di citazioni che partono da THX 1138Logan’s Run e arrivano fino a Blade RunnerGattacaThe Matrix (per dire solo i primi che mi vengono in mente). Bay gira bene e adrenalinico, e ci infila anche l’immancabile supercast allstar Ewan McGregor, Scarlett Johansson, Steve Buscemi, ma – con tutto il bene – non allaccia nemmeno le scarpe a Lucas e a Scott. Purtroppo, poi, Hollywood non sa più fare a meno dell’happy end, che in questo caso è davvero melenso. Comunque sia, un bel scifi-action, anche grazie ad una fotografia bella piena e ad un ritmo da videoclip quasi perfetto.

The Ghost Writer (2010)

Polanski sarà pure vecchio e rincoglionito non più giovanissimo, ma cazzo, qui siamo dalle parti del film perfetto. Fantastoria – forse nemmeno tanto fanta – di un Tony Blair alle prese con le sue memorie, tra ondate di giallo e intrigo. Alla riscoperta di atmosfere noir, su un’isola di vento e pioggia, chi non tradisce qualcuno o qualcosa non è ammesso al club. E quando la musica si ferma, il buono rimane senza sedia.