Basilicata Coast to Coast (2010)

In effetti la Basilicata è una di quelle regioni italiane di cui non si parla mai, messa in ombra da altre regioni vicine o lontane decisamente più note, quando non famigerate. E a giudicare da questo film, non se ne coglie il perchè: trattasi infatti, a quanto pare, di vero e proprio paradiso terrestre, con tanto di rocche poetiche inerpicate su cucuzzoli, distese di morbide colline verdi e gialle, piatti e danze tipici, personaggi degni di un libro. Insomma, non fosse una commedia potrebbe trattarsi di un video di qualche ente turistico. Ma poi, al di là della Basilicata, questo è un film che parla di persone con il classico sogno nel cassetto (la band!) da sostenere e coronare, in fuga da tutto e da tutti, in questa sorta di pellegrinaggio alla ricerca e alla riscoperta di se stessi. E si, anche della Basilicata. Alla fine il personaggio più convincente è Max Gazzè – cui sono grato da anni per Una Musica Può Fare – capace con due parole di diventare il vero evento di un film in cui tutti, comunque, sono in trasformazione, o in evoluzione, verso non si sa bene cosa. Insomma, a piedi da una costa all’altra ci si ritrova, si cresce, si rivedono posizioni preconcette, si superano traumi e forse si trova pure l’amore. E perché no? In fondo la vita è un cammino, e questo film ne rappresenta una piacevolissima metafora.

Nicola Palmieri: La Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi.

Vedi come lo ha recensito PJ

Vincere! (2009)

Marco Bellocchio si siede dietro la macchina da presa e sforna un film che non ha nulla di italiano. Mi riferisco, ovviamente, ai valori produttivi e a un look-and-feel decisamente – e sorprendentemente – di respiro internazionale. Viene da dire, finalmente! Tutto italiano invece, e della peggior specie, il racconto, superbamente sceneggiato dallo stesso Bellocchio, di uno dei capitoli più oscuri della storia del duce. Oscuro non solo in quanto vergognoso, ma anche e soprattutto in quanto eloquente riflesso privato dell’uomo pubblico che getterà l’Italia nel baratro della Seconda Guerra Mondiale. Prova provata, casomai ce ne fosse bisogno, che l’uomo era quello che era, tanto capace di segregare il suo primogenito e la madre in manicomio, quanto di segregare e quindi distruggere la sua Italia fascista. Immensa e bellissima Giovanna Mezzogiorno nella parte di Ida Dalser, così come grandissimo si rivela Filippo Timi, meravigliosamente credibile sia nei panni di Mussolini che in quelli del figlio Benito Albino una volta adulto. Vincere! ha mancato per un soffio il premio di miglior film ai David di Donatello 2010, andato invece a L’uomo che Verrà. E questo senza dubbio testimonia la qualità di questo film, fotografato alla grande da Daniele Ciprì, che ci farà fare bella figura col mondo, se non per la storia che racconta, almeno per la qualità assoluta con cui la porta sullo schermo. Da vedere.

Questo non è il tempo di gridare la verità. È il tempo di tacere, di recitare una parte.