Source Code (2011)

source-code-5Un sorprendente sci-fi thriller, che arriva travestito da B-movie in un pomeriggio di quelli un po’ così. Il sapore da B-movie resiste per le prime scene, o forse anche per tutto il film. In fondo parliamo di uno di quei film mono-location così popolari negli ultimi anni, e in questo Source Code non si allontana troppo da altri prodotti analoghi. Qui però c’è la forza di un cast intrigante e una regia sapiente. Gli attori sono capaci di tanto valore aggiunto, e si trovano a lavorare col supporto di uno script potente, emozionante e solido. Il finale fa ancora un testacoda e si trasforma in una favola, con l’happy end che non ti aspetti – non del tutto – e che per una volta non stona affatto, ma anzi. Jake Gyllenhaal è perfetto per la parte, e col suo faccione ci trasmette alla perfezione i momenti e i cambiamenti di prospettiva, e tutti quelli che gli girano intorno sono altrettanto bravi nel ripresentarci di volta in volta la scena da un angolo diverso. Insomma, da vedere, con sorpresa, ricordandoti che dopo 8 minuti il tuo divano comunque esploderà. O forse no.

Dr. Rutledge: Source Code is not time travel. Rather, Source Code is time re-assignment. It gives us access to a parallel reality.

Love and Other Drugs (2010)

Durante i titoli di coda ho mormorato carino, anche se alla fine ripensandoci non so nemmeno bene perchè. Questo film è strano, per due motivi: 1) i personaggi sono polarizzati, tagliati con l’accetta, costruiti quasi senza nessuna profondità. Ma malgrado questo riescono a bucare lo schermo e ad esserti simpatici, a creare una sorprendente empatia, merito forse della regia delicata e calda. 2) Edward Zwick – di cui adoro The Last Samurai – tenta di mescolare acqua e olio, senza naturalmente riuscirci troppo bene, ma shakerando lo spettatore nel tentativo. Tradotto: comedy e drama difficilmente vanno d’accordo, e sono rarissimi gli esempi di un mix equilibrato di questi due generi. Questo film, questa è la notizia, non entrerà a far parte degli esempi. Le venature drammatiche, le riflessioni sulla malattia, le incursioni nel sentimentale più serio, risultano parentesi forzate, spinte dentro a fatica in uno spazio – la commedia – che difficilmente le può ospitare. Un po’ come forzare un cubo nel buco triangolare al test di ammissione nei carabinieri. Il film resta tuttavia piacevole, principalmente grazie alle prove convincenti di Jake “Donnie Darko” Gyllenhaal Anne “Devil Wears Prada” Hathaway, che come detto sviluppano una chimica intrigante e che, malgado una certa inclinazione al faccismo (occhi troppo sgranati, sorrisi troppo ampi, stupore troppo stupito e così via) sono decisamente bravini e gradevoli. Acqua fresca, fonte Hollywood. Però, come spesso accade, capace di dissetarci in un bel martedi sera spiaggiati sul divano.

Maggie Murdock: You want to close right? You want to get laid?
Jamie Randall: Now?
Maggie Murdock: Oh right, right, right. I’m supposed to act like I don’t know if it’s right. So then you tell me that there is no right or wrong. It’s just the moment. And then I tell you that I can’t while actually signalling to you that I can, which you don’t need because you’re not really listening. Because this isn’t about connection for you. This isn’t even about sex for you. This is about finding an hour or two of relief from the pain of being you. And that’s fine with me, see, because all I want is the exact same thing.