Rango (2011)

Credo che inizierò dicendo: finalmente! Finalmente il cinema di animazione si è ricordato del vecchio west e, soprattutto, del cinema western. Con la sola eccezione di West and Soda (di Bruno Bozzetto, 1965, vedi recensione) infatti non si ricorda un’opera così fortemente dedicata alla memoria di un’epoca, e di un cinema, ricca di suggestioni e di possibilità narrative. E se questo Rango dedica la superficie ai più piccini – la storia dell’acqua, il bene contro il male, ecc. – tutto il resto, i dialoghi, le inquadrature, le espressioni dei “volti”, le musiche, tutto è dedicato a noi quarantenni, a ricordarci il grande cinema di Sergio Leone o Sam Peckimpah, le colonne sonore di Ennio Morricone – qui citate sfacciatamente da Hans Zimmer – e i polverosi duelli nella Main Street. C’è perfino una specie di cameo di Clint Eastwood, naturalmente con poncho e speroni, a riprendere in chiave angelica il personaggio di The Man with No Name della trilogia del dollaro. Insomma, una vera emozione, e un senso di meraviglia, di sorpresa di fronte ad un omaggio così dichiarato e inaspettato ad un cinema che tanti adorano ma che altrettanti snobbano e considerano finito. Per il resto il film rasenta la perfezione formale, meravigliosamente prodotto – ormai la differenza tra animazione digitale e realtà si vede solo perchè i produttori vogliono che si veda – e con un super cast – perchè nella versione originale la voce di Rango è di Mr. Johnny Depp – siamo decisamente in zona perfezione assoluta. La sceneggiatura magari scricchiola quà e là, e forse ne esce un film anche troppo lungo. Ma insomma, alla fine l’appagamento è tale e tanto che te ne vai a casa bello pieno di ricordi vecchi e nuovi. Da vedere.

Rango: So you want something to believe in? [points at the “Sheriff” sign] Believe in that there sign. For as long as it hangs there we’ve got hope.


Donnie Brasco (1997)

Cult assoluto, fatto di momenti magnifici, con due attori meravigliosi e dialoghi che fanno già parte della storia del cinema. La NY anni ’70 non è mai stata così credibile, nemmeno nei veri anni ’70. Al Pacino ci regala un credibile mafioso di quartiere, una mezza tacca, un wise guy che non ce la farà mai. Mentre Depp, nella parte dell’undercover, è superbamente a suo agio. Un film in cui la mafia è veramente spietata, in cui l’unico regalo possibile è una busta piena di dolla, e poi magari la sera stessa ti convocano in un capannone e boom, un colpo alla nuca. Assolutamente memorabile la spiegazione di che te lo dico a fare: Forget about it is like if you agree with someone, you know, like “Raquel Welch is one great piece of ass, forget about it”. But then, if you disagree, like “A Lincoln is better than a Cadillac? Forget about it!” you know? But then, it’s also like if something’s the greatest thing in the world, like “minchia those peppers, forget about it”. But it’s also like saying Go to hell! too. Like, you know, like “Hey Paulie, you got a one inch pecker?” and Paulie says “Forget about it!”… Sometimes it just means “forget about it”.