Skyfall (2012)

Diciamo la verità, dopo tutto il battage pubblicitario che lo ha preceduto, ti avvicini a questo film con la ragionevole speranza che si possa trattare del Bond definitivo. Tutto converge verso questa conclusione, dal cast – con il grande Javier Bardem nella parte del baddie di turno – alla scelta di Sam Mendes a dirigere, passando per le varie peripezie produttive – budget si budget no, si fa, a monte, no si fa davvero. Invece no. Purtroppo, questo film fa schifo. Per due motivi molto semplici:

1. Non è più un film di 007. E non lo è per sua stessa ammissione, nella scena (patetica) in cui il nuovo, brufoloso e improbabile Q incontra Bond al museo: sono finiti i tempi delle Aston Martin, dei gadget futuribili e del laboratorio dove 007 si divertiva ad inquadrare le tette delle segretarie. Oggi bastano una pistola e un segnalatore radio. Aver depurato la serie dell’ironia e della leggerezza dei Bond DOC è come avergli tolto l’anima, rendendo questo film un qualunque action, e nemmeno particolarmente originale.

2. La trama. Il cattivo che ha pianificato e previsto tutto sembra una riscrittura – in peggio – di Law Abiding Citizen, a cui sono stati aggiunti un inizio sui tetti e un finale in Scozia. Purtroppo caciara, spari, esplosioni e morti ammazzati non riescono a riempire il vuoto delle idee.

Peccato, perchè il filone di Daniel Craig era iniziato bene con Casino Royale. Già con Quantum of Solace ci erano venuti dei dubbi. Ma adesso anche lui è in loop, continuando a riproporre un personaggio ombroso, cinico e sofferente che nulla ha a che vedere con l’allure glamour e mondana che James Bond ha sempre avuto. In linea coi tempi, certo, ma Sean Connery, Roger Moore, e perfino Lazenby e Brosnan, gridano vendetta.  Non fosse per la morte di M (ma forse Judi Dench si è anche lei rotta i coglioni e ha deciso di lasciare) questo film sarebbe totalmente irrilevante nell’evoluzione della saga. Una ciofeca.

James Bond: A radio and a gun. Not exactly Christmas, is it? Q: You weren’t expecting an exploding pen, were you? (yes we were, n.d.r.)

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Casino Royale (2006)

Difficile trovare le parole. Ma mentre lo guardavo provavo gioia, perché mi rendevo conto in tempo reale che stavo assistendo ad un vero capolavoro di cinema pop. Questo Bond è la quintessenza del bondismo, senza le ingenuità degli anni 60, senza le leggerezze degli anni 70, senza la vacuità degli anni 80, senza la computer graphic degli anni 90. Questo è Bond puro, nè agitato né mescolato. Un fiume di adrenalina, una vita al di sopra degli schemi, l’emozione di un amore grande eppure fragilissimo. E Daniel Craig. Daniel Craig non è adatto alla parte, Daniel Craig è la parte. Daniel Craig è Bond, James Bond.