RED (2010)

Il mondo invecchia, la società occidentale particolarmente. E così Hollywood – per farci sentire ancora protagonisti – sforna film i cui eroi sono arzilli cinquantenni (in questo caso Bruce Willis) e vivaci ottantenni (il sempre mitico Morgan Freeman) capaci di prendere a calci in culo i giovani rampanti. Messaggio sociale o stratagemma per far lavorare mostri sacri che sia, la cosa funziona, e bene, fin dai tempi di Space Cowboys, e questo RED ne è l’ultimo degno esempio. Retired, Extremely Dangerous non è nè più nè meno che il solito polpettone spy-action-comedy in cui gli eroi della CIA che fu vengono minacciati, e in parte eliminati, dal solito rogue in odore di intrallazzo fantapolitico. In questo caso il cast fa la differenza, dato che oltre ai due citati troviamo John Malkovich, Helen Mirren e Karl Urban (il quale, delegato a fare il giovane, si rivolge a Willis chiamandolo grandpa, giusto a rimarcare la demarcazione senior citizen). Diretto dal tedesco Robert Schwentke, RED alla fine non è nemmeno male. Anzi, certi momenti sono spassosi, e come al solito la sceneggiatura e i dialoghi scritti in California hanno sempre quel qualcosa in più (come il milk shake di Mel’s, per chi se lo ricorda). Peccato solo che la parte finale sia fin troppo indulgente con se stessa, perdendo un po’ il filo della narrazione a favore di sparatorie e bombardamenti abbondantemente sopra le righe, perfino per un action-comedy caciarone come questo. In ogni caso un filmetto caruccio, ovviamente superprodotto e bello patinato, con qualche virtuosismo di regia, bella fotografia, montaggio e musica top level. Preparate il pop-corn, svaccatevi sul divano e non aspettatevi nulla: sarà uno spasso.

Sarah: Wow. This guy’s insane.
Frank: Well, he thought he was the subject of a secret government mind control project. As it turns out, he really was being given daily doses of LSD for 11 years.
Sarah: Well in that case, he looks great.

Star Trek (2009)

JJ è un grande. Forse un furbacchione, ma un grande. E la botta di ormoni pompata in questo Star Trek lo dimostra. Dalle tutine e i fondali di cartone degli anni ’60 (meravigliosamente teatrali, nella loro ingenuità) a questo scifi-action il passo riesce a sembrare sorprendentemente breve, pur in realtà non essendolo affatto. Il progetto non solo tiene ma esalta, lo script racconta finalmente della nascita di quell’amicizia. E di fronte a tanto splendore, chiudi magnanimamente un occhio su un casting che, ad esclusione di Zachary Quinto e a cominciare da Chris Pine, sembra troppo teenie per essere vero.

Doom (2005)

Sei li, col giudizio sospeso – e sono bonario, ma non so perchè ho simpatia per questa enorme cazzatona di Andrzej Bartkowiak – quando arriva la scena delle scene: 330 secondi girati in prospettiva first person shooter. Una scena da urlo, da adrenalina a fiumi, anche per chi non ha mai visto un videogame. Una sequenza che da sola ha richiesto 15 giorni di lavorazione, e che vale tutto il film. Che per il resto si muove benone nella normale amministrazione di un film tratto da un videogioco come Doom: macho, ignorante e caciarone, con musica metal e mostri per tutti i gusti. Tutto ok, ma Resident Evil è un’altra cosa.