The Usual Suspects (1995)

Ecco il capolavoro di Bryan Singer, oscar per la miglior sceneggiatura (Christopher McQuarrie) e miglior attore non protagonista (Kevin Spacey) per un film che personalmente conservo in cassaforte. Regia e montaggio mozzano il fiato, e il cast ti fa ululare di gioia. Insieme Spacey, ti ritrovi gente tipo Gabriel ByrneChazz PalminteriStephen BaldwinKevin PollakBenicio del Toro, perfetti nei rispettivi ruoli. Ma alla fine il vero mattatore del film resta il diabolico, invincibile e onnipotente superbaddie Keyser Söze. Un personaggio capace con un solo film di entrare di diritto tra i grandi miti della storia del cinema, un super cattivo intorno a cui ruota tutta la storia. Memorabili poi la line-up iniziale (hand me the key you fucking cocksucker), tutto l’interrogatorio di Spacey, la faccia di Palminteri quando rimette insieme i cocci, la costante sensazione di non sapere cosa è vero e cosa è finzione, la certezza che Keyser Söze stia mettendo in qualche modo nel sacco anche noi spettatori. Un capolavoro prodotto e fotografato ai massimi livelli, con un look-and-feel unico, sorprendentemente nato da un budget da B-movie (6 milioni di dolla) ma che malgrado questo – o forse proprio per questo – rappresenta la quintessenza del cinema. Un film talmente squisitamente contorto da farti venire voglia – o quasi avere bisogno – di rivederlo almeno una seconda volta per coglierne passaggi e sfumature che alla prima visione sono troppo sottili, imprevedibili o inaspettati. Storia del cinema.

Who is Keyser Soze? He is supposed to be Turkish. Some say his father was German. Nobody believed he was real. Nobody ever saw him or knew anybody that ever worked directly for him, but to hear Kobayashi tell it, anybody could have worked for Soze. You never knew. That was his power. The greatest trick the Devil ever pulled was convincing the world he didn’t exist. And like that, poof. He’s gone.

The Men Who Stare at Goats (2009)

Quattro soldati con l’ambizione di diventare cavalieri Jedi – ovvia citazione di Star Wars – in realtà corpo speciale di un esercito USA mai dipinto in modo così irriverente. Sono gli uomini che fissano le capre. Strafatti di LSD per dimostrare il loro poteri psichici, nascosti in qualche laboratorio segreto di Fort Bragg. Alla sua prima regia, Grant Heslov ci regala questo road/desert movie spassoso e irriverente, girato bene, fotografato meglio e recitato con enorme auto-ironia da quattro attori di primissimo piano: George Clooney (vero mattatore del film, ancora una volta in un ruolo da mezzo sfigato che gli fa onore), Ewan McGregor, il solito grandissimo Jeff Bridges (qui in versione Big Lebowski) e un perfido Kevin Spacey. Tratto dall’omonimo libro di John Sergeant, The Men Who Stare at Goats ha l’inquietante particolarità di essere basato su una storia vera – cioè gli esperimenti americani, in competizione con i sovietici, per creare supersoldati – la stessa in cui affondano le radici i vari x-files, fringe e tutte le varie teorie più o meno cospirazioniste.