Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo (1966)

Il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del dollaro si apre con le scene che presentano i tre protagonisti Blondie, Sentenza e Tuco – Clint EastwoodLee Van Cleef ed Eli Wallach – girate all’insegna di inquadrature lunghe e silenziose, interrotte solo dal soffio del vento e, nella scena di Blondie/Eastwood, da uno dei dialoghi più efficaci nel definire con due parole il carattere del Biondo e l’approccio al cinema di Sergio Leone: Bounty Hunter: [holding a wanted poster] Hey, amigo! You know you have a face beautiful enough to be worth $2000? Blondie: [from behind them] Yeah, but you don’t look like the one who’d collect it. Memorabile in tutto, dalla musica – forse la miglior soundtrack di Morricone – ai dialoghi, al famoso triello dello scontro finale, questo film contiene i segnali di quello che sta per arrivare dal regista, che dal ritratto di un uomo in un piccolo paese, si muove a grandi passi verso l’affresco e l’epopea. E’ con questo film che Leone raggiunge il massimo del proprio concetto di cinema, regalandoci lungo tutti i suoi 177 minuti scene e sequenze da cineteca capaci di entrare nell’immaginario western collettivo, culminando nella folle corsa finale di Tuco/Wallach nel cimitero, con la meravigliosa The Ecstacy of Gold in sottofondo, scena ancora utilizzata in tutte le scuole di cinema come esempio di regia e montaggio perfetti. Capolavoro assoluto del cinema western di tutti i tempi, da vedere ad ogni costo, vedendo e rivedendo come in moviola la già citata, disperata corsa di Tuco.

Blondie: You see, in this world there’s two kinds of people, my friend: Those with loaded guns and those who dig. You dig.

Escape From New York (1981)

In 1988, the crime rate in the United States rises four hundred percent. The once great city of New York becomes the one maximum security prison for the entire country. A fifty-foot containment wall is erected along the New Jersey shoreline, across the Harlem River, and down along the Brooklyn shoreline. It completely surrounds Manhattan Island…

Chiamalo Snake o chiamalo Plissken, è lui quello che dovrà andare dentro a recuperare il presidente. Ecco il film con cui John Carpenter raggiunge la perfezione degli equilibri del suo concetto di cinema. Un film che definirei un B-movie di serie A. Buio, sporco, decadente e inquietante, con Kurt Russell protagonista al top della forma e personaggini del calibro di Lee Van Cleef, Donald Pleasence e Ernest Borgnine a fare da supporto. Il tutto ben impacchettato in una pellicola che è stata capace di innovare profondamente il concetto cinematografico di futuro, diventando lo stracult che, insieme a Mad Max, ha di fatto iniziato il filone della post-fantascienza – quella in cui il domani è una specie di medioevo tecnologico un po’ straccione, per capirci – per ora culminato con Terminator Salvation o The Road. Carpenter riesce a mantenere quel fondo un po’ cheesy tipico delle sue produzioni che dà al film un sapore unico, e te lo fa apprezzare anche per la sua capacità, in fondo, di non prendersi mai troppo sul serio. Un dettaglio che troppi cloni successivi hanno ignorato, compreso il patetico presunto sequel del 1991 – aimè dello stesso Carpenter – Escape From Los Angeles. Alla fine siamo davanti a un bel pezzo di storia del cinema, con buona pace della critica di rango che certe cose ha difficoltà a farsele entrare nella testolina.

You touch me… he dies. If you’re not in the air in thirty seconds… he dies. You come back in… he dies.

Per Qualche Dollaro in Più (1965)

The man with no name is back, recitavano i trailer della distribuzione internazionale dell’epoca. E infatti Clint Eastwood torna – con lo stipendio triplicato – a indossare il poncho peruviano di Per un Pugno di Dollari. Dopo aver – quasi disperatamente – cercato di non fare un altro western, Sergio Leone torna dietro la macchina da presa per dirigere il secondo capitolo di quella che diventerà la trilogia del dollaro. E’ con questo film che Sergione mette a punto definitivamente il suo stile, segnando l’ultima svolta, e il destino, del genere western. Il film è meraviglioso e sostituisce la forzata semplicità del predecessore con una profondità e un’ampiezza capaci di mozzare il fiato. Cast e location migliorano, regalandoci una meravigliosa coppia di bounty killer all’inseguimento di una specie di mucchio selvaggio al comando di un tossico Gian Maria Volontè. Nel mio cuore c’è uno spazio, un cassettino dedicato alla scena finale: il duello tra Van Cleef e Volontè. Bellissimo, girato in purissimo Leone-style, con i due avversari agli estremi del fotogramma 2.35:1 e il carillon che suona in primo piano, tra le mani di Eastwood. E quell’ultimo dialogo che riassume in un commovente distillato la storia del film: Van Cleef: Ragazzo, sei diventato ricco. Eastwood: Siamo diventati ricchi… Van Cleef: No, tu solo. E te lo sei meritato… Eastwood: e la nostra società? Van Cleef: un’altra volta… Pellone d’oca, e storia del cinema.