Repo Men (2010)

L’inizio è promettente e, per quanto abbondantemente debitore a Blade Runner, anche affascinante dal punto di vista visivo. Jude LawForest Whitaker sono una bella coppia di attori, i Repo Men a caccia di organi di proprietà della solita evil corporation tipo la cara vecchia Umbrella di Resident Evil. Ma i temi del traffico d’organi e della tecnologia medica a scopo di lucro avrebbero potuto essere affrontati in ben altro modo, mentre qui vengono appena sfiorati, subito prima che la sceneggiatura ricada noiosamente sui binari della più fastidiosa prevedibilità. Insomma, la moglie che lo lascia e lui che  passa da cacciatore a cacciato, onestamente, avresti potuto dirlo dopo i primi 3 minuti, e non serve a nulla sperare che si siano inventati qualcosa per evitare questa boccata di banalità, perchè non è così. Miguel Sapochnik (l’unico regista di cui wikipedia non parla!) ci mette del suo dirigendo il film di mestiere, ma ancora una volta senza nessun guizzo. Alla fine non hanno potuto che spingere l’acceleratore sul gore, alla ricerca della scena davvero schifosa con cui farci fare Ooohhh! Ma questo non può certo bastare. Peccato, perchè certi momenti, soprattutto dopo l’ingresso in scena di Alice Braga, sono intensi e quasi commoventi. Ma ancora una volta, nemmeno questo filone è stato sfruttato. L’ennesima occasione mancata – costato 32, incassati 17 milioni di dolla – con quel sapore di dejà vù che se da un lato potrebbe farti dire che non è nemmeno così male, dall’altro non può che farti sbadigliare.

Salt (2010)

Angelina Jolie torna a vestire i panni della spia, ma questa volta lo fa senza nessun tipo di venatura comedy. Salt è lo spy-thriller che rappresenta tutto quello che Mr. and Mrs. Smith non poteva essere: cupo, cazzuto e con un sacco di morti. E anche se comunque rimaniamo abbondantemente dalle parti dell’inverosimile, questo film si prende molto sul serio, senza nascondere l’intenzione di lanciare il filone della superspia alla Jason Bourne, ma con in più tette, culo e i labbroni della Jolie. Angelina ci sta alla grande (e pensare che il film era stato pensato per Tom Cruise!) e alla fine è lei l’unica superfiga in grado di reggere il confronto con Milla Jovovich per una parte del genere. La storia lascia il tempo che trova, pescando quà e là nel cinema spionistico del passato – uno fra tutti, il mitico Telefon (1977) di un certo Don Siegel – ma è ben scritta, ha un bel passo coinvolgente e anche un discreto colpetto di scena finale, che non guasta. Phillip Noyce non ci fa ululare di godimento, ma almeno non cede alla tentazione della solita, confusionaria regia videoclippara in cui non si capisce nulla, regalandoci invece un bel film ritmato e senza fiatone. Ottima presenza di Liev Schreiber, credibile co-protagonista maschile, nei panni dell’agente CIA. E, naturalmente, il finale aperto verso la prossima avventura. Noyce ha dichiarato: “Hopefully within a couple of years, we’ll have another one. Angelina’s so great in this part. When audiences see the movie they’re going to feel like it’s only just the beginning.” Insomma, aspettiamoci da Salt almeno una trilogia. Il che, con quello che c’è in giro, non è necessariamente una cattiva notizia.

Vassily Orlov: The name of the agent is Evelyn Salt.
Evelyn Salt: My name is Evelyn Salt.
Vassily Orlov: Then you are a Russian spy.