Plunkett & Macleane (1999)

Buon sangue non mente, ed ecco che Jake Scott – figlio di un certo Ridley – mette insieme lo sconosciuto Jonny Lee Miller (lui comunque è stato sposato con Angelina Jolie, e tu?), il super brit Robert Carlyle e la dea Liv Tyler, inventandosi una storia di rapine nella fascinosa Inghilterra del ‘700, tra parrucche, cipria e musica d’orchestra remixata techno. Un mix esplosivo, che al grido di Stand and Deliver squarcia la nebbia londinese regalandoci una trama solida e personaggi supercool, ben scritti e ben recitati, tra cui personalmente ritengo assolutamente memorabile Alan Cumming nella parte – marginale ma nemmeno troppo – dell’ultra-libertino Lord Rochester. Menzione d’onore alla colonna sonora di Craig Armstrong – in seguito saccheggiata da più di un commercial pubblicitario – capace di dare una marcia in più a questo film, mettendone definitivamente a punto l’originalissima personalità. Alla fine sei a cavallo tra Barry Lyndon e un videoclip di Sebastian Komor, e quando il film finisce hai il pellone d’oca, e pensi che con quei tre negli USA vorresti scappare anche tu. Passato quasi sotto silenzio, da stravedere.

Lord of the Rings (2001, 2002, 2003)

Le tre polpette buttate fuori da Peter Jackson tra il 2001 e il 2003 (The Fellowship of the RingThe Two TowersThe Return of the King) le metto insieme in questo unico commento perchè alla fine il polpettone è quello. Un’opera faraonica che ha tradotto il librone in immagini e ha il dubbio merito di aver contestualmente rivitalizzato il genere fantasy e di fatto creato le megabattaglie digitali (poi riviste nei vari Troy, Kingdom of Heaven, ecc). Tre film che quando li vedi al cinema colpiscono, e magari pensi perfino alla perfezione. E intendiamoci, forse la perfezione formale c’è anche, ma il punto vero è che poi, quando compri – perchè poi li compri – i DVD, che come se non bastasse sono in extended director’s cut (!), dopo un po’ li ritrovi là sullo scaffale con sopra tre dita di polvere. Da vedere una volta. Armati di santa pazienza.

Armageddon (1998)

Dite quello che volete, ma quando Bay si mette al lavoro bisogna solo guardare e ammirare. Nulla di culturale, certo, ma uno spettacolone visivamente appagante, zeppo di tutto quello che ti aspetti, compresi passaggi che saranno anche messi lì apposta ma io ogni volta mi ci faccio un pianto. Una mega-produzione in cui ogni inquadratura trasuda dollari, certi slow motion da far venire la pelle d’oca anche a Bokassa, il solito manipolo di eroi per caso mandati a salvarci dalla fine del mondo. Alla fine spazzoli il divano dai resti di asteroide e vai a nanna appagato. (E no, non c’è un piano B.)