Goodfellas (1990)

Un film d’altri tempi. Quando dopo aver fatto a pezzi un cadavere si correva dalla mamma italiana per una peperonata nel cuore della notte. O quando l’unico possibile futuro era diventare un bravo ragazzo (As far back as I can remember, I always wanted to be a gangster, dice Henry Hill/Ray Liotta all’inizio del film). Quando far carriera significava essere arruolati da Jimmy “The Gent” Conway (il solito incredibile Robert De Niro) per assaltare qualche camion. Insomma, quando Scorsese ancora non si era rammolito e ci portava all’apice del crime movie. Scritto con mano fatata dallo stesso Scorsese, tratto dal libro Wiseguy di Nicholas Pileggi, con un cast da urlo, perfetto dai protagonisti alle comparse, in cui, oltre a De Niro e Liotta, svetta un un enorme Joe Pesci, cattivissimo e vero mattatore nei panni di Tommy DeVito (indimenticabile nella scena/icona del “buffo come”: I’m funny how? Funny like a clown? I amuse you? I make you laugh? I’m here to fuckin’ amuse you?) e infatti premiato con l’oscar come miglior attore non protagonista (per cui, in pieno stile Tommy DeVito, ringraziò con un semplice It was my privilege, thank you. Un mito anche l’uomo, insomma un grande vero). Un film ultraviolento, quasi oltre la soglia della sopportazione, basato su una storia vera e per questo ancora più fastidiosamente bastardo. Un grande capolavoro, che ogni tanto va riguardato per capire cosa si intende con la parola cinema.

Henry Hill: For us to live any other way was nuts. Uh, to us, those goody-good people who worked shitty jobs for bum paychecks and took the subway to work every day, and worried about their bills, were dead. I mean they were suckers. They had no balls. If we wanted something we just took it. If anyone complained twice they got hit so bad, believe me, they never complained again

Raging Bull (1980)

Il miglior De Niro (forse) di sempre nei panni di Jake LaMotta, un giovane Joe Pesci (al suo terzo film) e, dietro la macchina da presa, il grandissino Martin Scorsese, mettono a punto con questo film – nato dall’autobiografica del pugile italo-americano – il team che poi, per tutti gli anni ’80, ci regalerà gangster movie capolavoro, come nessuno aveva mai fatto, e come nessun altro riuscirà più a fare. Trovano radici qui, in questo strano film-documentario girato in un (volutamente) forzato B/N, la rabbia, la violenza e la cieca furia omicida che poi esploderanno e troveranno completezza in Goodfellas e Casino. Un film drammatico ed emotivamente assordante, dove la boxe per una volta non è la solita metafora della vita, limitandosi ad essere la vita del protagonista: un’ossessione violenta, fuori e dentro il ring. Costellato di dialoghi da citare e di scene quasi splatter, tra sputi e schizzi di sangue Scorsese guarda nel baratro senza colori dell’eccesso e dell’autodistruzione. Sangue e immigrazione. Gelosia e ignoranza. Ingredienti di un capolavoro da vedere (o rivedere) immediatamente.

Shutter Island (2010)

Dopo qualche delusione – almeno per me – Scorsese torna a farmi godere. Shutter è un film bello e contorto, che mentre lo guardi, a tratti, puoi anche pensare che palle. Ma poi lavora sottopelle, e all’alba del giorno dopo ha il retrogusto del quasi capolavoro. Se a metà del secondo tempo hai la sensazione di impazzire… e se durante i titoli di coda sei li con la faccia da branzino, cercando di capire chi, come, cosa, quando… beh… bentornato, Martin.

The Departed (2006)

Scorsese riprova a fare se stesso ai tempi dei bravi ragazzi. E forse ci riuscirebbe anche, se non fosse per un casting troppo urlato. Nicholson ancora ancora (anche se a me pare che dal 1980 sappia solo fare la faccia da Shining), ma Di Caprio Damon sono troppo puliti e fuori ruolo per delle parti così ambigue (lacrimuccia di rimpianto ripensando al grugno di PesciDe NiroLiotta). Comunque da vedere. Alla carriera.