Ronin (1998)

Il veterano John Frankenheimer torna all’action poliziesco in uno dei suoi ultimi film (scomparirà quattro anni dopo) e lo fa potendo contare su un cast bello solido (direi che Robertone De Niro e Jean Reno sono una garanzia) e su una storia che, per quanto a costante rischio di dejà vù, offre discreti spunti d’interesse. E infatti la prima mezz’ora tiene e intriga alla grande, le scene iniziali in cui Robertone arriva a Parigi, e poi tutta la fase successiva di conoscenza del team e messa a punto del piano, sono belle ritmate e ti tengono lì incollato col super attak, malgrado la gnocca Natascha McElhone sia decisamente poco credibile nel ruolo di project leader. Poi arriva il primo inseguimento in auto, e il film inizia a deragliare su un pendio che lo porterà piuttosto velocemente dalle parti di un dozzinale guardie e ladri nemmeno particolarmente interessante. Colpa di una sceneggiatura che nella parte centrale lascia il tempo che trova, e dello stesso Frankenheimer che si fa prendere la mano da sparatorie, esplosioni e decisamente troppi (ma troppi!) inseguimenti in auto. Un timido tentativo di romance tra De Niro e la McElhone prova, senza riuscirci, a dare pepe ad una parte centrale decisamente ribollita e stucchevole. Nel finale il film si risolleva, tornando quasi sul livello della parte introduttiva, ma lasciandoci comunque una sensazione di mezzo amaro in bocca. Peccato, perchè le premesse per farne un cult c’erano tutte, il cast e i soldi anche. Insomma, per rovinare Ronin ci hanno messo del loro.

Sam: Either you’re part of the problem or you’re part of the solution or you’re just part of the landscape.