Natural Born Killers (1994)

A bold new film that takes a look at a country seduced by fame, obsessed by crime and consumed by the media dicevano i cartelloni pubblicitari nel 1994. E infatti Assassini Nati, film onirico e selvaggiamente stravagante, con in sella un Oliver Stone ispiratissimo e per una volta fuori dagli schemi, è un epocale gioiello di violenza, di inaudita mancanza di scrupoli, vera milestone del cinema pulp e passaggio fondamentale nella rappresentazione della minaccia mediatica che incombe, o forse si è già scatenata, sulla società occidentale. Quentin Tarantino firma la storia, e si vede. Il suo tocco e la sua ispirazione sono ovunque, tanto da rendere quasi irriconoscibile la mano di Stone, che dà la sensazione di essersi snaturato per girare questo film come lo avrebbe fatto Quentin. Il casting è da urlo vero: Woody HarrelsonJuliette Lewis (deliziosa) sono protagonisti, o meglio prime vittime, di un mondo completamente privo di valori, conseguenze malate di famiglie sbagliate, scorie di umanità indegna. Con loro, sempre pescando nel torbido, Robert Downey Jr. scaltro giornalista d’assalto, e un enorme Tommy Lee Jones nella parte del redneck direttore della prigione. Il tutto scorre veloce su una strada americana, lasciando una scia di cadaveri e di snague, saltando da uno stile visivo all’altro per rappresentarci una soggettiva tossica e deviata attraverso cui il modo appare distorto e deviato. Per non parlare della colonna sonora, che meriterebbe una recensione a parte e di cui voglio citare unicamente Shit List (L7), cucita addosso alla prima scena in cui Juliette si scatena. Un film meraviglioso e inquietante, opera unica da tenere in cassaforte.

Mickey: Mister rabbit says, “A moment of realization is worth a thousand prayers.”

W (2008)

Che Oliver Stone non fose esattamente un repubblicano si sapeva. Che George W. Bush offrisse il fianco a mille critiche anche. Che Stone facesse un film su di lui, mettendone in risalto l’inetta incompetenza, è stato quindi un fenomeno del tutto naturale, come la pioggia dopo l’incontro tra aria fredda e aria calda. Ed ecco che, guidato da Oliverone, un incredibile Josh Brolin interpreta W – la lettera lo contraddistingue dal padre George H.W. Bush, 41° presidente USA – alle prese con l’imprevedibile, incredibile, inarrestabile serie di eventi che lo porteranno da mediocre studente rampollo di famiglia bene Texana a 43° presidente dell’ultima superpotenza. Stone confeziona un film palesemente schierato, gradevole, non so quanto storicamente attendibile. Ne esce il ritratto di un’America in mano a un presidente in cowboy boots e a una cricca di incoscienti guerrafondai, più o meno incompetenti, preoccupati solo di tenere a bada le lobby e di approfittare di ogni spiraglio offerto loro dalla storia. Forse è andata così, o forse no. Non lo sapremo mai. Il film vale comunque la pena e merita di essere visto. Senza prenderlo per oro colato, rappresenta sicuramente un punto di vista – quello di Stone, che proprio pirla non è – su cui comunque riflettere.

World Trade Center (2006)

Detto senza nessuna acrimonia, si tratta di un film inguardabile, più che altro utile per ufficializzare il definitivo rincoglionimento di un Oliver Stone sempre meno riconoscibile. Per il resto la faccia da san bernardo di Cage giace insabbiata per ore sotto le macerie, in attesa del solito assurdo happy end che molto tardi arriva, tra marines esaltati e mogli in lacrime, senza aggiungere nulla alla nostra conoscenza di quanto realmente accaduto quell’11 settembre.