Resident Evil: Afterlife (2010)

Eccomi, finalmente, a parlare di Afterlife, il quarto capitolo della saga Resident Evil. Paul W. S. Anderson, dopo aver diretto il primo, prodotto il secondo e il terzo, e nel frattempo sposato Milla (insomma, uno sfigato), torna in sella (era ora!) e, bontà sua, ci ripropone la coppia di tough bitches di Extinction: al fianco della protagonista Alice (la solita irresistibile, glaciale, perfetta Milla Jovovich) riappare infatti Claire Redfield (l’altra smagliante e cazzuta american beauty Ali Larter). Tutto questo, però, non prima di aver clonato Alice che, trasformata in esercito, nel primo quarto d’ora del film mette subito in chiaro – ma avevamo dei dubbi? – quale sarà il tono di voce di Afterlife. Per il resto il film poggia su una sceneggiatura che stava probabilmente su due righe, che definire semplicistica è un eufemismo, per non parlare della credibilità, ma ovviamente non è questo il punto. Il punto è, invece, ritrovare e riconoscere ogni volta l’universo Resident Evil: Alice e Claire che fanno a pezzi mostri e zombie vari, le citazioni del videogame da identificare, le atmosfere cupe e techno-decadenti, i baddies dell’Umbrella Corporation, la colonna sonora techno-metal un po’ ignorante, la fotografia ultra definita, il telecinema virato azzurro. La saga è ormai diventata un appuntamento fisso, come una volta le vacanze a Rimini, dove sembra di tornare nella casa di villeggiatura e ritrovare le proprie cose. In questo senso il film ha un valore assoluto, ma solo per gli adepti, che si divertono a capire chi morirà per primo dei personaggi di contorno. Sempre in questo senso, sarà un piacere ritrovare ancora una volta tutto questo nei – già annunciati dalla stessa Milla – capitoli cinque e sei che verranno.

Alice: My name is Alice. I had worked for the Umbrella Corporation. Five years ago, the T-Virus escaped, and everybody died. Trouble was… they didn’t stay dead.

Resident Evil (2002)

La meravigliosa Main Title Score di Marilyn Manson apre questo film cult che, per quanto in modo non particolarmente fedele, mette in scena il papà di tutti i survival horror. Dietro la macchina da presa un ispirato Paul Anderson, davanti all’obiettivo una meravigliosa Milla Jovovich, per quello che rimane il primo vero successo nel tentativo di trarre un film da un videogame. Ovviamente parliamo di pop-corn cinema, ma ben fatto, con una produzione di livello ed una fotografia da urlo. La trama importa poco, ma in ogni caso avvolge e coinvolge, portandoti su e giù per l’alveare. Memorabile la scena del laser che protegge il mainframe The Queen e ne introduce la terrificante rappresentazione olografica: you’re all going to die here. Un film che ovviamente non esisterebbe senza Romero, ma che comunque riesce a ravvivare il genere con un trattamento super-patinato, soundtrack rock e un cast bello e cattivo (vedi la cazzutissima Michelle Rodriguez nella parte di Rain). Insomma, una cazzatona. Ma ben infiocchettata e capace di dar vita ad una serie di successo.