Goodfellas (1990)

Un film d’altri tempi. Quando dopo aver fatto a pezzi un cadavere si correva dalla mamma italiana per una peperonata nel cuore della notte. O quando l’unico possibile futuro era diventare un bravo ragazzo (As far back as I can remember, I always wanted to be a gangster, dice Henry Hill/Ray Liotta all’inizio del film). Quando far carriera significava essere arruolati da Jimmy “The Gent” Conway (il solito incredibile Robert De Niro) per assaltare qualche camion. Insomma, quando Scorsese ancora non si era rammolito e ci portava all’apice del crime movie. Scritto con mano fatata dallo stesso Scorsese, tratto dal libro Wiseguy di Nicholas Pileggi, con un cast da urlo, perfetto dai protagonisti alle comparse, in cui, oltre a De Niro e Liotta, svetta un un enorme Joe Pesci, cattivissimo e vero mattatore nei panni di Tommy DeVito (indimenticabile nella scena/icona del “buffo come”: I’m funny how? Funny like a clown? I amuse you? I make you laugh? I’m here to fuckin’ amuse you?) e infatti premiato con l’oscar come miglior attore non protagonista (per cui, in pieno stile Tommy DeVito, ringraziò con un semplice It was my privilege, thank you. Un mito anche l’uomo, insomma un grande vero). Un film ultraviolento, quasi oltre la soglia della sopportazione, basato su una storia vera e per questo ancora più fastidiosamente bastardo. Un grande capolavoro, che ogni tanto va riguardato per capire cosa si intende con la parola cinema.

Henry Hill: For us to live any other way was nuts. Uh, to us, those goody-good people who worked shitty jobs for bum paychecks and took the subway to work every day, and worried about their bills, were dead. I mean they were suckers. They had no balls. If we wanted something we just took it. If anyone complained twice they got hit so bad, believe me, they never complained again

Revolver (2005)

Da uno come Guy Ritchie ti aspetti di metterti bello spiaggiato sul divano e goderti un film cazzuto e intrigante come i precedenti Lock, Stock and Two Smoking BarrelsSnatch. Gli ingredienti per andare sul sicuro ci sono tutti: il solito Jason Statham, il goodfella Ray Liotta, il solito scenario di criminalità decadente che gira intorno al solito casinò e le solite montagne di soldi che passano velocemente di mano, tra morti e puttane. L’inizio è promettente, imperniato su perle di saggezza (you can only get smarter by playing a smarter opponent) e varie formule cabalistiche che rendono il tutto molto originale. La fotografia super contrastata e gli angoli di ripresa tipici del regista garantiscono un look-and-feel supercool. Sembrerebbe quasi perfetto, e invece è una delle più cocenti delusioni che potevi aspettarti. Molto presto il film si ingarbuglia, inseguendo una sceneggiatura sgangherata e confusa, andandosi poi a perdere nel delirio – letteralmente – di alcune scene in cui realmente ti verrebbe da spegnere e fare altro. Difficile raggiungere i titoli di coda, perchè la sensazione è quella di perder tempo.