Che Bella Giornata (2011)

Potrei cominciare scrivendo che il film avrebbe tranquillamente potuto intitolarsi Che Bella Minchiata, e nessuno avrebbe potuto aver da ridire. Ma sarebbe troppo facile, il classico sparare sulla croce rossa. Il problema non è questo film, ma dove va il cinema italiano. Insomma, Che Bella Giornata era sempre tutto esaurito, mentre le sale che proiettavano pellicole di altro spessore – non dico cinema impegnato, ma anche solo altro spessore di puro entertainment – faticavano o erano mezze vuote. E quindi il problema non è nemmeno il cinema italiano, bensì il pubblico italiano, cioè noi. Per carità, nulla contro Checco Zalone e il suo filmetto, che per altro è carino, in alcuni passaggi fa ridere  – ma si rende anche ridicolo mentre prova a risolvere l’intricato tema del terrorismo estremista islamico con una ricetta di cozze avariate e amore non corrisposto – e lo si può vedere una sera a casa sul divano. Però mi si accapona la pelle quando penso che mentre noi produciamo e osanniamo come capolavori queste minchiate, all’estero (e non solo a Hollywood) si producono film esagerati (penso, per esempio, a Let the Right One In, film svedese riconosciuto perfino da Empire come new entry di riferimento del cinema horror e cinque stelle) di ben altro spessore e, per quanto di genere, di ben altra rilevanza nel panorama cinematografico internazionale. Insomma, ok Checco, le sue battutacce e la sua terronia, ma non venitemi a dire che questo è un Bel Film! (notare B e F maiuscole). Una nota a parte la presenza, simpatica, di Caparezza, amico di Checco, anche lui sacrificato sull’altare dell’unico genere di successo in Italia, la commedia/minchiata post-vanzina. Può anche far ridere, ma che tristezza.

Checco: “Tu studi? Non serve a un cazzo qui”

Basilicata Coast to Coast (2010)

In effetti la Basilicata è una di quelle regioni italiane di cui non si parla mai, messa in ombra da altre regioni vicine o lontane decisamente più note, quando non famigerate. E a giudicare da questo film, non se ne coglie il perchè: trattasi infatti, a quanto pare, di vero e proprio paradiso terrestre, con tanto di rocche poetiche inerpicate su cucuzzoli, distese di morbide colline verdi e gialle, piatti e danze tipici, personaggi degni di un libro. Insomma, non fosse una commedia potrebbe trattarsi di un video di qualche ente turistico. Ma poi, al di là della Basilicata, questo è un film che parla di persone con il classico sogno nel cassetto (la band!) da sostenere e coronare, in fuga da tutto e da tutti, in questa sorta di pellegrinaggio alla ricerca e alla riscoperta di se stessi. E si, anche della Basilicata. Alla fine il personaggio più convincente è Max Gazzè – cui sono grato da anni per Una Musica Può Fare – capace con due parole di diventare il vero evento di un film in cui tutti, comunque, sono in trasformazione, o in evoluzione, verso non si sa bene cosa. Insomma, a piedi da una costa all’altra ci si ritrova, si cresce, si rivedono posizioni preconcette, si superano traumi e forse si trova pure l’amore. E perché no? In fondo la vita è un cammino, e questo film ne rappresenta una piacevolissima metafora.

Nicola Palmieri: La Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi.

Vedi come lo ha recensito PJ