Live and Let Die (1973)

Il primo Bond interpretato da Roger Moore, l’unico in cui non appare il mitico Desmond Llewellyn nel ruolo di Q. Live and Let Die segna l’addio definitivo di un certo Sean Connery al personaggio e al filone, ed era ora visto che il Connery che aveva interpretato Diamonds are Forever era veramente ormai impresentabile, che in compenso cambia marcia. Moore porta un po’ della sua leggerezza, e quel suo sorriso ironico a sostituire il ghigno sbruffone e la s moscia di Connery. La sceneggiatura segue, e alleggerisce di conseguenza. Non sempre nella direzione giusta, però. Live and Let Die alla fine ha un paio di cose belle (il titolo e la musica) e per il resto è una ciofeca quasi inquadrabile. Non è un film di spionaggio, non è action, non intrattiene (l’inseguimento dei motoscafi è da spararsi nei coglioni) e non c’è nemmeno figa. Per non citare, ma lo farò, il patetico tentativo di strizzare l’occhio al filone Blaxploitation, che se fosse passata di lì Coffy avrebbe preso tutti a calci nel culo. Malgrado questo, però, il film fu un successone costato 7 milioni di dolla e capace di incassarne, ad oggi, oltre 161. Per carità, lo si può guardare, ma preparatevi all’effetto gran premio, soprattutto se il divano è comodoso.

James Bond: Hi there. Allow me to introduce myself. Bond. James Bond. 
Solitaire: I know who you are, what you are, and why you’ve come. You have made a mistake. You will not succeed. 

The Persuaders (1971)

Prendi gli anni ’70, quei colori, quei tessuti stampati, quel design; mettili a Londra, in quel che resta della swinging London; aggiungi la simpatia tutta brit di Roger Moore e la sbruffona irruenza dell’americano DOC Tony Curtis; un goccio di glamour, una spruzzata di giallo, due pezzetti di spy-story, vodka e tanto ghiaccio; shakera per bene e servi in bicchiere da cocktail con oliva. Ecco Attenti a Quei Due, quintessenziale serie TV che, in un’unica costosissima stagione, entra nell’olimpo delle serie cult di tutti i tempi. Naturale che rivisto oggi, abituati come siamo a 24, CSI e cloni vari, The Persuaders appaia ingenuo e irreale. Ma credo sia proprio questo il suo bello, perchè la serie cattura alla perfezione lo spirito di un’epoca in cui il mondo era meno disilluso, e guardava al futuro ancora con ottimismo. Girato tra Londra, Cannes e Monte Carlo, con puntatine in Italia, Spagna e Svezia, questo telefilm mette insieme due attori veri, due pezzi grossi del grande schermo, che ci regalano due personaggi memorabili: l’aristocratico Lord Brett Sinclair (Moore) e il self-made-man Danny Wilde (Curtis). Ne risulta una miscela esplosiva di simpatia, divertimento e azione, perfettamente inquadrata e sintetizzata nell’indimenticabile sigla di apertura, meravigliosamente commentata dalla musica di John Barry. Citazione d’obbligo per le auto dei due protagonisti: una Aston Martin DBS V8 per Brett Sinclair e una Ferrari Dino 246 GT per Danny Wilde, capaci di riverberare perfettamente le personalità dei due guidatori e divenute un trademark della serie dopo l’inseguimento della primissima puntata. Nota di colore: Roger Moore, che all’epoca aveva ambizioni da stilista, disegnò personalmente l’intera collezione di abiti indossati dal suo personaggio. Patrimonio dell’umanità.