Sunshine (2007)

Danny Boyle e la fantascienza: prendi i corridoi della “Nostromo”, il computer di bordo che sembra la moglie sana di HAL 9001 (o anche la sorella di Mother volendo) e il solito equipaggio che all’inizio sembra perfetto ma lungo il viaggio si sfilaccia, una missione troppo importante per fallire. Ecco Sunshine: non un’accozzaglia di scopiazzature, ma un omaggio di Boyle ai classici del genere, reinterpretati – così come aveva fatto con 28 Days Later, in un’ottica più british che hollywoodiana. Il che, ovviamente, non è niente male. Diciamo pure un concentrato di citazioni. Il rischio di quel latente senso di dejà-vù, abilmente agitati (non mescolati) in questo frullatone scifi indubbiamente c’è, ma in fondo è quasi rassicurante. E alla fine il film è decisamente ben fatto, e la storia della folle – e tossica – attrazione per la luce intriga e sta in piedi, e la tensione cresce palpabile scena dopo scena. Quello che però manca a Sunshine è un baddie credibile, perchè, caro Danny, la storia dell’altro capitano grigliato come un cheeseburger, sopravvissuto non si sa come, ma ancora capace di rimettere tutto in discussione, beh, insomma, su… Da vedere, comunque, perchè in fondo la speranza è l’ultima a morire, e qui è ben riposta.

Capa: So if you wake up one morning and it’s a particularly beautiful day, you’ll know we made it. Okay, I’m signing out.