Entrapment (1999)

Filmettino carino, tutto costruito intorno alle forme di Catherine Zeta-Jones e al fascinoso gigioneggiare del grande Sean Connery – sempre decisamente carismatico. Lei, la Zeta-Jones, in questo film è quasi troppo bella per essere vera, mentre lui è già piuttosto attempato, ma tra i due si sviluppa comunque un’alchimia interessante e capace di intrattenere. La scena incriminata, quella del training con i fili di lana a simulare i raggi laser, è assurda ma anche intrigante, coreografata quasi come un balletto, studiato apposta per permettere alla Zeta di mostrarci per bene il suo culetto – decisamente in forma – e a Sean di farci i suoi faccioni, più eloquenti di qualunque commento da uomo a uomo. Per il resto siamo ovviamente dalle parti del puro e auto-cosciente divertissement, forse con dentro anche qualche residuato di anni ’80, quel po’ di leggerezza assurda e superficiale di certi film simil-action/simil-thriller che tanto sai già come andranno a finire, ma è bello vedere come avviene. La regia di Jon Amiel è di mestiere, la storia della rapina del millennio non sta nè in cielo nè in terra, ma alla fine chissenefrega. Te ne stai lì sul tuo bel divano, col sorrisino complice, aspettando che quei due lo mettano in quel posto all’FBI e a tutti gli altri. Magari non proprio da correre a vedere, nè da riscoprire, ma se lo avete lì può risolvere una serata.

Goldfinger (1964)

Dopo che i primi due Bond (Dr. No e From Russia with Love) avevano gettato solide basi, qui nascono e si consolidano gli equilibri e gli stilemi che – clonati e serializzati in tutti i film successivi – diventeranno i pilastri del mito 007: L’Aston Martin DB5, lo smoking sotto la muta, i famosi gadgets, le bond girls. In Goldfinger tutto è esagerato, dal machismo sbruffone di Connery alla tecnologia futuribile, dalle donne bellissime ai cattivi che anzichè ucciderti ti lasciano li col raggio laser e se ne vanno. Malgrado il costante cambiamento di attori, registi e team di produzione, da qui in avanti la serie 007 muterà solo al naturale mutare delle epoche, ripetendo sempre – o quantomeno provandoci, e sempre in peggio – la formula Goldfinger. Un film che fotografa un’epoca in cui il futuro era ancora un territorio da esplorare con gioia, in cui i buoni erano buonissimi e i cattivi cattivissimi, sulla scia della contrapposizione USA-URSS e della guerra fredda. Se c’è un Bond da vedere, è questo. Anche per i non fans.

The Hunt for Red October (1990)

Tratto dal romanzo capolavoro – per il genere – di Tom Clancy, girato da John McTiernan quando ancora era in stato di grazia, e con un certo Sean Connery nella parte del Lituano Marko Ramius, questo film ridefinisce le regole del submariner movie, arricchendole di intriganti sfumature. Bellissimo assistere alla complessità dell’azione e degli intrighi politici innestarsi con venature action sulla solita storia della defezione di un alto ufficiale sovietico. Alec Baldwin – di fatto lanciato da da questo ruolo – è perfetto nella parte di Jack Ryan (sarà un peccato vederlo sostituito da Harrison Ford nei successivi film tratti da Clancy). Un cast complessivamente perfetto, per un film imperdibile che – a patto di non vederlo dopo aver letto il romanzo – resta esemplare nella sua capacità di mettere in scena un plot complesso, intrigante e per certi versi credibile. Da avere e rivedere ogni tanto. Rigorosamente col 5.1 ad alzo zero e almeno 42″ di diagonale, facendo molta attenzione a non far cavitare il divano.

The Rock (1996)

Sospendiamo con gioia l’incredulità e lasciamoci portare da un indiavolato Michael Bay su questo rollercoaster-allstar-megabudget movie dal classico look and feel Bruckheimer/Simpson. Un film che rappresenta uno dei più grandi esempi di action hollywoodiano di sempre. In The Rock perfino il faccione da cane di Nicolas Cage riesce a mescolarsi con la narrazione e con il resto del cast, in cui volano nomi tipo Sean Connery, Michael Biehn e un enorme Ed Harris in una delle sue interpretazioni migliori nella parte del cazzutissimo Brigadier General Francis X. Hummel, USMC, come lui stesso si presenta durante la telefonata con la casa bianca. Alla fine, tra vari colpi di scena e su uno script solidissimo che fa letteralmente volare i 136 minuti del film, l’happy end è inevitabile, ma non è questo il punto. The Rock è un film perfetto, e durante i titoli di coda controlli che non ci siano palline di VX-Gas tra le pieghe del divano. Da possedere in bluray e vedere ogni tanto.

The Avengers (1998)

Oddio, questo brutto film forse sarebbe pure guardabile in una sera di pioggia se hai la macchina dal meccanico e se proprio non hai di meglio da fare se fosse un film a se stante. Invece hanno voluto strafare, commettendo l’errore di ricondurlo forzatamente ad una serie TV, e non certo una serie TV qualunque. Ma aimè questo Avengers non riesce ad avere nessun punto di contatto, ad eccezione dei nomi dei personaggi, con la serie culto di fine anni ’60. I poveri Uma ThurmanRalph Fiennes, che pure ci hanno abituati a prove di livello, sono spaesati, persi in una sceneggiatura sgangherata e sommaria che non va mai da nessuna parte. Malgrado il mega-budget questo filmaccio non arriva nemmeno per un attimo vicino ai livelli di splendore dell’originale. I protagonisti di allora, Patrick Macnee (Steed) e la meravigliosa Diana Rigg (Emma Peel), dovrebbero presentare una denuncia per scempio. Non commentiamo per decenza la presenza di Sean Connery. Da dimenticare.

The Untouchables (1987)

De Palma fissa l’asticella al punto più alto del gangster movie, e si becca anche un bel + sul registro per la ricostruzione dell’atmosfera della Chicago proibizionista. Il cast è da urlo, tra CostnerConneryGarcia (i buoni) non sai più a chi dare i resti, ma è De Niro (il cattivo) che ancora una volta svetta e si distingue per la perfezione con cui entra nel personaggio, regalandoci il miglior Al Capone di tutti i tempi. Ormai storia del cinema la sua battuta you’re nothing but a lot of talk and a badge. Epocale.