Minority Report (2002)

L’ex golden boy di Hollywood Steven Spielberg si mette in scia e, vent’anni dopo che qualcuno aveva girato Blade Runner, tira fuori questo film da un racconto di Philip K. Dick. Stefanone come sempre prende i migliori ingredienti e non lesina su nulla e in Minority Report c’è davvero tutto quello che ci deve essere: megabudget (102 milioni di dolla), supercast stellare, effetti speciali di riferimento. Però lo guardi e ti resta un po’ di amaro in bocca. Trattandosi di Stefanone, però, ti dici “non è possibile, ero io un po’ così quella sera” e lo riguardi. La seconda visione te lo fa rivalutare un pochino, anche se, date le premesse, ti resta comunque un brividino lungo la spina dorsale: che il tutto potesse essere molto meglio? Non dico Blade Runner che vabbè, resta lassù, irraggiungibile, ma la risposta è si. Qui siamo lontani – molto lontani – anche dalle migliori produzioni di Spielberg, il film tentenna, rulla continuamente senza mai realmente decollare, e alla fine si rivela un polpettone piuttosto palloso. Tom Cruise parecchio ingessato non convince, Max von Sydow è sempre grande ma marginale, Colin Farrell è clamorosamente fuori ruolo e mai credibile nei panni dell’inquisitore. Peccato, perchè la produzione resta di riferimento per fotografia, look-and-feel generale, e anche per alcune trovate come i precog (guidati dalla sempre meravigliosa Samantha Morton) o la rappresentazione epocale dei computer del futuro (e infatti da qui in poi tutti gestiranno i file mulinando le mani per aria…). Ma alla fine quel piccolo grande retrogusto di occasione mancata è sempre lì che incombe. Peccato.

Agatha: Murder.

Knight and Day (2010)

Cominciamo col dire che se ad un certo punto nella storia del cinema non ci fosse stato Mr. And Mrs. Smith, questa gradevole action-comedy di James Mangold molto probabilmente non esisterebbe. Tom Cruise (che gigioneggia malgrado qualche ruga) e Cameron Diaz (in forma smagliante, davvero bellissima in abitino giallo e stivali cow-girl) fanno dichiaratamente il verso mutatis mutandis ai cognugi Pitt. E anche se questi restano inarrivabili quanto a carisma e chimica, Tom e Cameron riescono comunque molto bene nell’impresa. E cosí ancora una volta assistiamo alle mirabolanti imprese di una coppia da sogno hollywoodiano di mezza estate, alle prese con la CIA, i baddies, i rogue agents e tutta la letteratura dello spy-action degli ultimi anni. Di diverso rispetto agli Smiths, oltre a qualche dettaglio nella trama (che comunque resta solo un pretesto per mostrare quanto è cazzuto lui e gnocca lei e, sul finire, viceversa) c’é una decisa accelerazione sul lato comedy, che dà al film un gradevole ulteriore senso di leggerezza. Alla fine stiamo ovviamente parlando di bollicine, e se Mr. and Mrs. Smith era Coca-Cola, questo Knight and Day è una Pepsi: copiato senza badare a spese, un pó diverso, ma avrà i suoi estimatori. Ottimo in ogni caso per una serata all star spensierata e divertente, alcune battute e alcuni momenti sono davvero esilaranti ed è garantito che uscirete dal cinema col sorriso.

Valkyrie (2008)

Il solito sospetto Bryan Singer dirige questa minuziosa ricostruzione del famoso attentato a Hitler. Grazie ad una fase di preparazione quasi maniacale, il film ricostruisce una timeline realistica e storicamente rilevante, basandosi sui documenti e rapporti di polizia dell’epoca ritrovati negli archivi della Gestapo alla fine della guerra. Ne esce un thriller storico di grande spessore, una super-produzione in cui ogni inquadratura trasuda megabudget: centinaia le comparse, decine le ricostruzioni di location – sempre molto efficaci – ed un cast davvero di livello, capace di ricreare alla perfezione le sfumature dei vari personaggi coinvolti nella cospirazione. Perfino Tom Cruise, ben calato nella parte, ci regala un perfetto Claus von Stauffenberg, alla guida di un complotto ben orchestrato, con una sceneggiatura bella ritmata e avvincente, capace di tenerti incollato al divano per tutti i suoi 120 minuti. Alla fine però il look and feel di Valkyrie resta troppo vicino al solito blockbuster hollywoodiano super-patinato: Berlino e le altre location sembrano sempre appena passate con lo spic’n’span, ed è praticamente impossibile togliersi di dosso la sensazione di guardare qualcosa più vicino a Indiana Jones che a un documento storico, quale questo film potrebbe aspirare ad essere. Con qualche granello di polvere in più, sarebbe stato immensamente più credibile e probabilmente più degno di essere ricordato. In ogni caso un ottimo prodotto, che vale la pena di vedere. Controllando che sotto il divano non ci sia una valigetta di cuoio.