Toy Story 3 (2010)

Tornano i giocattoli di Andy, nel meraviglioso mondo di Toy Story. Ma in questo terzo, e spero ultimo, capitolo Andy è cresciuto, non gioca più, se ne va (sta partendo per il college). Il destino di Woody, Buzz e tutti gli altri resta in bilico fino alla fine, tra soffitta, rumenta e asilo/lager. L’animazione è meravigliosa, inarrivabile, e il livello produttivo ha ormai raggiunto vette incredibili. Uno spettacolo per gli occhi, un miracolo tecnologico. Ma si è perso qualcosa: sul fronte della magia non scatta mai il sense of wonder che invece aveva permeato i primi due capitoli, mentre sul fronte narrativo si tende a sbadigliare, seguendo una sceneggiatura un po’ sgangherata che più che raccontare una storia si limita ad inventare una serie di stratagemmi per rimandare i 5 minuti finali, in cui succede tutto. L’unica vera idea di questo terzo capitolo dura lo spazio di un addio, di quel thank you guys sussurrato da Andy prima di mettere in moto e partire. Alla fine resti un po’ con l’amaro in bocca, gli squisiti momenti che avevano reso unici Toy Story 1&2 se ne sono andati, insieme ai talenti che hanno abbandonato una Pixar svuotata e sempre più uguale alla vecchia Disney. Beato chi lo vedrà in lingua originale (dove tornano le voci di Tom HanksTim AllenJoan Cusack). A me è toccata la penosa versione autarchica, veramente imbarazzante. Un film non indispensabile, insomma, che puzza troppo di cash cow. Guardabile, ma scordatevi la meraviglia dei primi die capitoli.

Toy Story 1 & 2 (1995, 1999)

Il sogno del bambino che c’è in ognuno di noi si avvera in questo film bellissimo e dolcissimo, realizzato con quella tecnica digitale che farà scuola, e che da qui in avanti sancirà la quasi fine del cartone animato tradizionale e l’inizio dell’era Pixar e dei suoi me too. John Lasseter si mette dietro la macchina da presa (o dietro al computer?) potendo contare su una sceneggiatura perfetta che ci porta alla scoperta del mondo segreto dei giocattoli. (Allora era vero che non appena ti voltavi o uscivi dalla cameretta, loro combinavano qualcosa!). L’avventura diverte e avvince, e ha il grande pregio di avere diversi livelli di lettura: perfetta per i bimbi, divertente e acuta per gli adulti. Il miracolo si ripete con Toy Story 2, che rappresenta un seguito finalmente all’altezza del primo capitolo, a tratti forse superiore. Un pelo più di ritmo ed i personaggi incredibilmente sfaccettati contribuiscono a dargli una marcia in più, aggiungendo valore all’intera saga. Vorrei conoscere chi ha animato il cavallo Bullseye, che ha uno sguardo che commuove. Tom HanksTim Allen sono solo due delle voci famose che animano i personaggi nell’edizione originale. La tecnica realizzativa lascia sbalorditi, la storia cattura e l’animazione digitale da quel look and feel al passo coi tempi che alla fine aiuterà a sdoganare definitivamente i film di animazione. Da rivedere, soprattutto nell’imminenza dell’uscita di Toy Story 3.

The Da Vinci Code (2006)

Dopo tutto il can-can sul libro, la presa di posizione della chiesa, le mille questioni se fosse credibile o meno, dritto dritto da Happy Days arriva Ricky Cunningham e sforna ‘sto polpettone. Ovviamente non è colpa sua, dato che Ron Howard ci ha abituati a ben altre prove. Il problema è il brutto romanzo, abbondantemente sopravvalutato, su cui si basa la – terribile – sceneggiatura. Un film pretestuoso, noioso e impossibile da seguire, che durante i suoi 149 minuti – una vera tortura – vuole strafare ma riesce solo a creare mille rivoli narrativi, che si perdono chissà dove. Tom Hanks, poveretto, ce la mette tutta, ma dopo un po’ è evidente come nemmeno lui sappia più che faccia fare. Alla fine viene da chiedersi: è tutto quà? Tutto ‘sto casino, e poi? Inguardabile. Ma nemmeno se il DVD fosse in omaggio.