Appaloosa (2008)

Adoro il cinema western e apprezzo tutti i produttori e registi che, dalla sua morte alla fine degli anni ’70, ogni tanto provano a rianimarlo. Purtroppo, con buona pace mia e di tutti gli altri fan, il genere resta stecchito – temo non ci sia più speranza – ma qualche buon film nel tempo è arrivato. Appaloosa è uno di questi: il grande Ed Harris, qui in veste di protagonista e regista, ci fa dono inaspettato di quello che, devo ammettere, è un grandissimo film. Abbandonate le atmosfere da epopea dei film di John Ford e le scanzonate e indolenti variazioni sul tema dello spaghetti western, da Leone a Trinità, Harris (alla sua seconda prova dietro la Mdp) ci regala un film di frontiera, crudo e cazzuto, in cui le pistole sparano davvero e le ferite non si guariscono legandoci intorno la bandana. Un cast davvero stellare completa il tutto, a riprova che agli attori il western non dispiace affatto: Viggo Mortensen col fucilone è da bacheca, Renée Zellweger dà profondità al personaggio della solita sgualdrina da saloon che cerca di stare al mondo come può, Jeremy Irons è il superbaddie di turno, cattivo e spietato al punto giusto. Il tutto con la stupenda e credibile fotografia di Dean Semler, ad esaltare – splendidamente musicati – i meravigliosi scenari del sud-ovest americano. Appaloosa è una grande storia di amicizia, di bastardi e uomini veri, di sceriffi e puttane. Un grande film di avventura vestito da cowboy. Io in questo caso non faccio testo, ma se vi capita guardatelo.

Randall Bragg: I told you you’d never hang me, Cole.
Virgil Cole: Never ain’t here yet.

The Road (2009)

Il regista australiano di videoclip John Hillcoat prende e porta sullo schermo il romanzo post-apocalittico di Cormac McCarthy. Dopo il flashback iniziale, ci troviamo immediatamente catapultati a dieci anni dopo, in un mondo devastato e grigio, sopravvissuto ad un indefinito cataclisma che ha causato la scomparsa di quasi tutte le forme di vita animali e vegetali. I due protagonisti (Viggo Mortensen, così così, e il sorprendente  Kodi Smit-McPhee nella parte di padre e figlio) sopravvissuti alla catastrofe e ormai homeless, seguono la strada – che da il titolo al film – diretta verso sud, alla ricerca di un po’ di calore e della speranza di sopravvivere alla morte del mondo. Lungo il percorso impariamo a conoscere i dettagli del loro rapporto, la nostalgia per la bellissima mamma (la sempre deliziosa Charlize Theron, che compare solo nei numerosi flashback dei ricordi dei due protagonisti), ma anche l’imbarbarimento di un’umanità cannibale sull’orlo del precipizio. Hillcoat calca la mano sul dramma, rappresentando un mondo veramente devastato e devastante, ma purtroppo il suo background videoclipparo è un limite enorme quando si tratta di trasmettere emozione. The Road si rivela un film anaffettivo e incapace di toccarti il cuore, se non nell’ultimissima scena in cui il figlio (di cui non sapremo mai il nome) si unisce alla nuova famiglia. Alla fine quello di Hillcoat è poco più di un Mad Max serioso, trent’anni dopo. Un disperato – forzato – tentativo di lasciare il segno, ma come una linea sulla sabbia, è pronto ad essere spazzato via dall’onda di una costante sensazione di dejù vù.

Lord of the Rings (2001, 2002, 2003)

Le tre polpette buttate fuori da Peter Jackson tra il 2001 e il 2003 (The Fellowship of the RingThe Two TowersThe Return of the King) le metto insieme in questo unico commento perchè alla fine il polpettone è quello. Un’opera faraonica che ha tradotto il librone in immagini e ha il dubbio merito di aver contestualmente rivitalizzato il genere fantasy e di fatto creato le megabattaglie digitali (poi riviste nei vari Troy, Kingdom of Heaven, ecc). Tre film che quando li vedi al cinema colpiscono, e magari pensi perfino alla perfezione. E intendiamoci, forse la perfezione formale c’è anche, ma il punto vero è che poi, quando compri – perchè poi li compri – i DVD, che come se non bastasse sono in extended director’s cut (!), dopo un po’ li ritrovi là sullo scaffale con sopra tre dita di polvere. Da vedere una volta. Armati di santa pazienza.