Pitch Black (2000)

B-movie in piena regola, sci-fi allo stato brado, in un film strano e sorprendente. Vin Diesel è Riddick, l’antieroe che diventerà subito cult. Con lui, precipitiamo su un pianeta con tre soli, tre luci diverse e un look and feel unico per la sgranatissima fotografia – da urlo – di David Eggby. Un pianeta dove non è mai notte. Beh, quasi mai. Sul cadreghino il signor nessuno David Twohy, che ci regala una regia spavalda e coraggiosa, capace di valorizzare ogni granello di sabbia, ogni ombra, ogni dettaglio. La sequenza iniziale, con la pioggia di meteoriti, l’astronave che precipita, la meravigliosa Radha Mitchell che tira maniglioni e aziona mega-flap, sarebbe da incorniciare e studiare in una scuola di montaggio. E con questo scintillante popò di packaging, anche una sceneggiatura – onestamente non particolarmente originale – come quella di Pitch Black riesce a venir fuori dallo schermo con un grido di gioia. Alla fine non c’è nulla che non ti aspetti, è pur sempre un B-movie, ma quello che c’è, anche se te lo aspetti, è davvero da urlo.

xXx (2002)

Tra gli aspiranti eredi di 007 spunta Vin Diesel che, al primo ruolo di serie A, riesce a farti divertire con quell’approccio caciaron-spaccone, a cavallo tra il rap e il nu-metal, da gang dei sobborghi di L.A.. Rob Cohen (niente a che vedere con i Coen quelli veri) crea l’archetipo del pop-corn movie degli anni 2000, il film si lascia sgranocchiare e vola veloce e rumoroso pervaso di tamarrate. Regole per la visione: staccare il cervello, essere pronti a tutto, sospendere completamente l’incredulità, immaginare il rossetto di Asia Argento da qualche parte sul tuo corpo. Alla fine nel setaccio non resta nulla, e se non fosse per le orecchie che fischiano assordate ti potrebbe sembrare di non averlo nemmeno visto.